Boxe: Anthony Joshua re d’Arabia, Ruiz sconfitto dopo 12 riprese

Lo “scontro sulle dune” alla Diriyah Arena in Arabia Saudita ha restituito un verdetto chiaro e netto. Anthony Joshua ritorna con merito sul trono dei pesi massimi di boxe, rifilando una sconfitta senza appello all’uomo che lo umiliò mesi fa a New York, Andy Ruiz jr. 118-110, 118-110 e 119-109, questi i cartellini dei giudici che hanno riconsegnato al britannico le cinture di campione del mondo WBA, WBO, IBF e IBO, a premiare così una prestazione tatticamente perfetta da parte sua al termine di dodici tesissime riprese.

Il fisico più leggero rispetto al primo incontro col messicano (5 kg in meno) e un ring più largo del solito a livello internazionale sono stati sfruttati al meglio da AJ, nell’ottica di un match difensivamente accorto, atto a evitare scambi ravvicinati che avrebbero fatto il gioco del rivale e piazzare pugni precisi e potenti dalla distanza. Fendenti che un onorevole Ruiz ha incassato senza battere ciglio, ma anche senza riuscire a replicare con costanti attacchi combinati, potenzialmente rinforzati dal maggior peso assunto in vista della rivincita (7 chilogrammi in più dal trionfo in terra americana).

Boxe: Joshua vs. Ruiz II, il racconto del match

Anthony Joshua ha dimostrato di essere maturato come boxeur nell’operazione riscatto in terra araba e lo ha messo in mostra fin dalle prime riprese. Di fronte a un Ruiz chiaramente intenzionato a ridurre la distanza e scaricare al volto tutta la sua potenza, il britannico ha dato sfoggio di un eccellente footwork, che gli ha permesso di non offrire punti di riferimento al rivale e impostare il proprio pugilato nella maniera migliore. I jab sinistri di AJ hanno trovato subito porto sicuro sul viso del campione in carica, ma il colpo più significativo è stato un diretto destro che ha aperto una ferita al sopracciglio sinistro di Ruiz sul finale della prima ripresa.

I richiami severi dell’angolo all’approssimarsi del giro di boa riescono in qualche modo a pungolare uno spento Ruiz. Tuttavia, Joshua resta saldamente al timone della contesa, continuando a eludere le sortite del messicano e a siglare un’ottima varietà di pugni (solito jab sinistro e diversi ganci con ambo le mani). In realtà anche l’inglese si vede riprendere dai suoi secondi per alcuni frangenti di lotta ravvicinata concessi a un sempre pericoloso Ruiz, incassatore a dir poco straordinario. Le osservazioni dei suoi uomini fidati vengono fortunatamente seguite da AJ, che supera metà incontro riportandosi sugli standard delle fasi iniziali.

Passano le riprese e cresce la frustrazione nei due lottatori, seppur per motivi diversi. Ruiz non riesce a trovare ritmi e spazi necessari per ripetere la magia di New York, il che lo porta a sfuriate spesso confuse e interrotte da interventi arbitrali. Joshua invece non si capacita di come i suoi devastanti ganci destri siano assorbiti come se nulla fosse dall’avversario, il quale riaccende una fiammella di speranza con un gancio sinistro che gli fa idealmente conquistare l’ottavo round. Da quello successivo, però, la musica torna a essere la stessa per la platea saudita.

Affidandosi al patentato jab sinistro, Joshua riprende a veleggiare verso il traguardo finale con la boxe esibita ottimamente lungo tutta la sfida, un assoluto enigma per un Ruiz che pare inseguire un fantasma. Inutili i suoi sforzi coraggiosi ma privi di costrutto per rovesciare un verdetto già scritto nelle riprese finali; AJ continua a fare del ring al centro della Diriyah Arena il suo regno, con l’incoronazione sfarzosa della vittoria per KO negatagli solo dall’inossidabile mascella del messicano. Poco male, al suono della campanella conclusiva c’è aria di festa in uno stadio con un cospicuo contingente di tifosi inglesi, il responso dei giudici letto dal leggendario Michael Buffer serve solo per ufficializzare l’ovvio.

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