Jarrell Miller

Chi è Jarrell Miller, il prossimo avversario di Anthony Joshua

Comunque andrà a finire, la serata dell’1 giugno sarà una delle più redditizie per la carriera di Jarrell Miller, destinato a intascare una corposa borsa di quasi 6.5 milioni di dollari. Per l’imbattuto pugile newyorkese (23-0-1, 20 KO), però, non sarà solo una questione di soldi. Al Madison Square Garden, l’arena regina dello sport nella città dove lui è nato, avrà la ghiotta occasione per diventare campione del mondo dei pesi massimi sotto le insegne di WBA, WBO, IBF e IBO. E, soprattutto, punterà a rovinare il primo capitolo statunitense della favola di Anthony Joshua, al momento la più luminosa stella della boxe.

Quella che “Big Baby” tenterà di realizzare sarà nientemeno un’impresa, lo dicono diversi addetti ai lavori e lo confermano i pronostici dei bookmaker in netto favore di AJ. Ciò nonostante, quanto manca allo statunitense in termini di peculiarità fisico-tecniche e prestigio degli avversari passati, viene compensato da una ferma sicurezza nei propri mezzi e da una parlantina a dir poco spigliata e ruvida. Una parlantina che ha contribuito a far rompere in un paio di ore ogni record di prevendita per incontri pugilistici all’interno dello storico palazzetto americano.

Boxe: la storia e le caratteristiche di Jarrell Miller, il primo anti-Joshua in terra americana

Fosse stato per molti suoi fan e appassionati di boxe, Anthony Joshua avrebbe dovuto battezzare il 2019 con un succoso “super fight” contro uno tra Deontay Wilder e Tyson Fury. Oppure, ci si sarebbe accontentati di un intrigante rematch con Dillian Whyte, sconfitto da AJ nel 2015 ma risollevatosi ai vertici della categoria heavyweight grazie a uno strepitoso 2018 (con importanti affermazioni su Lucas Browne, Joseph Parker e Derek Chisora).

Invece, Anthony Joshua (22-0, 21 KO) aprirà il suo anno sportivo col debutto americano contro Miller, noto più per il suo sboccato trash talk che non per il calibro dei rivali che riempiono il suo intonso record. Nato il 15 luglio 1988 a Brooklyn, “Big Baby” ha preso confidenza con gli sport da combattimento a 14 anni, avvicinandosi inizialmente alla Muay Thai prima di seguire l’esempio dei suoi idoli Mike Tyson e Riddick Bowe e approcciarsi alla “noble art”. Una sola sconfitta su 11 incontri da dilettante l’hanno poi convinto a passare al professionismo, ma un’altra disciplina s’è inserita nel frattempo nel suo curriculum.

Prima di dedicare tutto se stesso alla “dolce scienza del colpire”, infatti, Miller è stato un kickboxer di alto livello, con un ruolino di marcia di tutto rispetto (21-2 con 9 KO), apparizioni in importanti promotion come K-1 e Glory e nomi di rilievo affrontati (Pat Barry, Jack May e Mirko Cro Cop). I suoi maggiori successi sportivi sono arrivati però nella boxe, in cui la sua corporatura massiccia (1.95 metri per un peso oscillante tra i 128 e i 143 kg) gli ha procurato i titoli nord americani WBA e WBO.

Gli attributi fisici di “Big Baby” costituiscono forse il principale rebus per il solitamente leggero Joshua, detentore di scalpi più prestigiosi (Whyte, Klitschko, Takam, Parker e Povetkin) rispetto a quelli raccolti dal suo prossimo avversario (i successi più impressionanti contro Johann Duhaupas e Gerald Washington). Miller possiede una discreta agilità in relazione alla sua massa e sa portare attacchi da diverse angolazioni. Il serbatoio di energie e la sua difesa nel ravvicinato rimangono tuttavia sospette.

Ridurre la distanza e pressare con il più ampio carico di colpi rappresenteranno sicuramente i fondamenti essenziali della strategia dell’americano. Il quale potrà prendere spunto da quanto fatto da Povetkin nell’ultima contesa di Joshua, da parte sua caparbio nell’incassare l’offensiva del russo e aspettare il momento giusto per piazzare il KO. Tanto è difficile prevedere l’esatto esito della sfida fissata a giugno, quanto al contrario è semplice immaginare che non si arriverà probabilmente al verdetto dei giudici.

Anthony Joshua nel mirino di Miller da quasi un anno: l’attacco verbale di “Big Baby”

Per ottenere una chance per far sue le cinture mondiali, Miller ha dovuto faticare ben 10 anni. Per diventare il più aspro e punzecchiante rivale di Joshua, invece, gli sono bastati pochi mesi, quelli passati dal primo acceso confronto tra i due (la presentazione ufficiale di DAZN nello scorso luglio) al ciclo di conferenze stampa per pubblicizzare l’incontro estivo. Occasioni nelle quali “Big Baby” non ha esitato a dire a Sky Sports la sua sulla stella britannica del pugilato:

Non so quante ne possa incassare. Sono sicuro, si romperà come un uovo. La boxe è così, è lo sport del dolore, non c’è niente di umile o carino in questo mondo. Si tratta solo di duro lavoro, conta solo fare qualsiasi cosa per vincere gli incontri. La verità verrà fuori.

L’evoluzione delle trattative con Whyte e poi di quelle che lui stesso ha vissuto in prima persona, hanno dato a Miller l’opportunità di denunciare pubblicamente a Gareth Davies del Telegraph, la presunta avidità del suo sfidante:

AJ è una persona avida. Pensa soprattutto al denaro e non lascia niente agli altri. Quando Dillian Whyte chiedeva una borsa di 5 milioni di sterline, gli ha risposto che ne avrebbe avuti 4. Poi quando Whyte ha detto che se fosse diventato campione avrebbe ricevuto solo il 60% della borsa, AJ gli ha risposto di no, volendo tenere per sé la stessa quota anche se avesse perso. È una cosa vergognosa, ed è accaduta veramente. Questo tipo di persone devono essere scaraventate giù dal loro piedistallo.

L’acme della rivalità verbale tra Joshua e “Big Baby”, con un primo episodio di contatto fisico, si è avuto durante uno degli eventi promozionali per il match al Madison Square Garden. Il campione in carica ha svestito i panni da perfetto gentleman per attaccare duramente Miller

È un ex kickboxer, un dopato, prende a pugni come una fatina, è il più molle nella divisione dei pesi massimi

Il diretto interessato ha replicato mettendo in mezzo la madre di AJ e da lì la situazione è definitivamente degenerata con altre contumelie e minacce. Culminate infine con lo spintone rifilato dall’americano al faceoff con il campione di Watford, apparso visibilmente indispettito dalla provocatoria dialettica del suo prossimo rivale.

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