Mondiali Volley Italia: la generazione di fenomenti

La generazione di fenomeni del volley: i 3 Mondiali consecutivi vinti dall’Italia

C’è stata una fase storica invece in cui l’Italia non solo era la stragrande favorita di tutti i tornei internazionali disputati, ma è stata la patria di un nuovo volley, molto più tecnico e veloce, rispetto alla forza quasi brutale che imponevano al gioco le squadre dell’Est Europa, URSS in primis.

Grazie ad alcune squadre in particolare, come la Ravenna del Gruppo Ferruzzi di Raul Gardini, e la Pallavolo Parma il volley all’inizio degli anni ’80 in Italia si affermò definitivamente e divenne uno sport molto seguito e con tanti sponsor. Questo portò ad una maggiore attenzione anche per i giovani atleti italiani dei vivai, che tutti insieme arrivarono in nazionale e cambiarono per sempre il volley italiano e mondiale.

Stiamo parlando della Generazione di fenomeni creatasi intorno ad un grande allenatore argentino, Julio Velasco, il quale portò nuove metodologie di allenamento, ma soprattutto la consapevolezza di poter diventare i migliori di tutti. E i suoi ragazzi sono diventati i migliori, riuscendo in un’impresa che nessuno aveva mai raggiunto, neanche alla grande URSS degli anni ’70 e ’80, ovvero quella di vincere tre campionati del mondo consecutivi. Questa la storia di quei tre tornei e di quella generazione meravigliosa, i cui protagonisti ancora oggi insegnano volley in tanti parti del mondo come allenatori.

Quando eravamo i padroni del volley: 1990, 1994, 1998, i tre Mondiali consecutivi vinti dall’Italia

Il volley italiano esplode definitivamente il 1° ottobre 1989, in una palestra di Örebro in Svezia. Battiamo 3-1 in finale i padroni di casa e vinciamo per la prima volta nella storia gli Europei. Questa vittoria nasce nel 1983, quando Giuseppe Cormio, illuminato dirigente oggi alla Lube Civitanova, porta in Italia un allenatore argentino, Julio Velasco.

Dopo due anni a Jesi, Velasco va a Modena e rifonda la squadra intorno ad un gruppo di giovani. I nomi che poi riporta in nazionale sono Luca Cantagalli, Lorenzo Bernardi, Andrea Lucchetta, a cui unisce Andrea Zorzi, Paolo Tofoli, Andrea Gardini e inizia a vincere con quegli Europei. Ai Mondiali del 1990 arrivano come la squadra del futuro, ma non del presente, troppo forti ancora l’URSS con la sua ultima generazione di campioni, il Brasile, padrone di casa e soprattutto i giovani mostri di Cuba, una nazionale che ha atleti fantastici con qualità fisiche fuori dal comune.

Nel girone contro i cubani perdiamo male, ma per fortuna passiamo il turno grazie alla vittoria su un’altra nostra bestia nera del passato, la Bulgaria. Da lì in poi inizia una cavalcata meravigliosa, in cui superiamo la Cecoslovacchia, l’Argentina, il Brasile in semifinale in un Maracanazinho infuocato e in finale riaffrontiamo la Cuba di Raul Diago. Vinciamo 3-1, Andrea Lucchetta fa una partita monstre e vince il premio di MVP del torneo, iniziamo a non dormire per seguire una nazionale che è solo all’inizio del cammino.

Nel 1992 subiamo la prima cocente delusione, la sconfitta ai quarti di finale alle Olimpiadi di Barcellona contro l’Olanda. Una squadra che non sembrava potesse perdere nei grandi tornei interrompe la sua incredibile imbattibilità nel momento più importante. Per questo motivo, due anni dopo, ai Mondiali di volley in Grecia, l’Italia arriva con una cattiveria diversa, la voglia di riaffermare la sua forza.

Ai quarti e in semifinale battiamo due nostre grandi avversarie, Russia e Cuba e in finale ritroviamo la squadra che ci ha negato l’oro olimpico, l’Olanda. Li schiantiamo 3-1 e niente possono i tanti olandesi che giocano da noi come Ron Zwerver, Jan Posthuma e Bas van de Goor. Andrea Gardini a fine partita sale sullo scranno dell’arbitro e sventola la nostra bandiera, quasi a dichiarare ancora una volta il nostro predominio sul volley mondiale.

Nessuno ha mai vinto tre mondiali di volley di seguito e alla vigilia di Giappone 1998, questo dovrebbe valere anche per noi. Abbiamo perso di nuovo contro l’Olanda alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996, Velasco è andato ad allenare la nazionale femminile, alcuni uomini cardine del gruppo originario della Generazione di fenomeni hanno dato l’addio al volley e poi abbiamo problemi contingenti, come un ct dimissionario, il brasiliano Bebeto, che ha deciso di lasciare dopo i Mondiali in contrasto con la federazione, alcuni uomini infortunati per gran parte della stagione, come Gravina, e l’aria intossicata dal presidente del volley internazionale Acosta, il quale vuole introdurre il rally point system e noi non siamo d’accordo.

Arriviamo in Giappone quasi convinti di fare pochissima strada, tanto che nessuna tv acquista i diritti in chiaro. Sono Mondiali che bisognerà vedere solo su Stream. Poi una volta lì accade il miracolo. La squadra inizia a giocare bene, affronta per buona parte del torneo squadre molto più deboli, grazie alle quali migliora la condizione generale. Perde una sola partita prima della tremenda semifinale con il Brasile. A batterla è la Jugoslavia dei fratelli Grbic. In semifinale vinciamo contro un Brasile con una media età di 23 anni, che si lancia nel futuro del rally point system con le idee molto più chiare delle altre nazionali, ma quel giorno deve fermarsi sul 3-2 per noi.

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In finale ancora la Jugoslavia, ma una squadra come l’Italia, con i suoi senatori che hanno visto di tutto e nuovi prospetti, come Papi e Fei, gli prende subito le misure e la batte senza affanni per 3-0. Sarà uno straordinario canto del cigno per una squadra e una generazione di campioni davvero unica. Da lì in poi emergeranno altre forze, che hanno soprattutto nella grande capacità offensiva la loro caratteristica principale.

di Jvan Sica

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