Marco Pantani: il 5 giugno 1999 il colpo doping al Pirata

Chissà quale sceneggiatore di vita ha scritto la terribile storia di Marco Pantani. Un film con il destino protagonista: il 5 giugno del 1994 Marco diventa uno dei miti del ciclismo, il 5 giugno del 1999 Marco inizia la sua discesa verso gli inferi che lo porta alla morte. Sono passati più di 20 anni da quel giorno di Madonna di Campiglio, quando a partire dalle 8 del mattino su di lui si allunga l’ombra del doping. Due ore dopo è ufficialmente fuori dal Giro d’Italia e gli tolgono la maglia rosa di dosso.

Mi sono rialzato da mille infortuni, ma questa volta risalire sarà difficile

E così è stato, sino a quel 14 febbraio del 2004 quando viene trovato senza vita in una stanza di un residence di Rimini. Fine di un eroe che ancora oggi è sulla bocca di tutti.

E ancora oggi si parla di quel test truccato, falsificato, esagerato. Tante le cose che non tornano, a partire da quel giorno di San Valentino. Suicidio, omicidio e altre mille tesi. Una cosa è certa: il 5 giugno del 1999 Marco ha smesso di essere Pantani. La fine del Pirata ha una data che tutti ricordano.

Pantani, 5 giugno 1999: quel maledetto giorno a Madonna di Campiglio

Alle ore 8 del 5 giugno 1999 finisce la storia sportiva di Marco Pantani. Il resto è sofferenza sua, della famiglia, dei tanti tifosi che negli anni hanno imparato ad amarlo. Che all’improvviso lo vedono disarcionato dalla sua bicicletta per un valore troppo alto di ematocrito: 52%, l’1% sopra il valore consentito. Sono appena 15 i giorni di stop decretati dall’UCI. Saranno ben di più, sino al febbraio del 2004, i giorni di difficoltà per un campione macchiato dall’ombra del doping.

A Campiglio la Madonna non c’era quel giorno e ho pagato un prezzo che il mio ben che duro carattere non sopporta. Una macchia indelebile non troppo sincera. Sono con la coscienza, per ciò che è Campiglio, pulita. E ciò fa male, ancora di più. Sono tornato a casa e tutto ciò che era possibile è accaduto.

Questa la struggente lettera rivelata dalla mamma di Marco, Tonina, nel 2016.

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I mille dubbi

Da dove iniziare per smontare la tesi che i test di Madonna di Campiglio furono falsificati? Nel 2016, dopo la pubblicazione della lettera, la Procura di Forlì indaga ancora e conferma:

Un clan camorristico minacciò un medico per costringerlo ad alterare il test e far risultare Pantani fuori norma.

La criminalità non è solo in un fascicolo di Forlì. Ci sono anche le intercettazioni in carcere su Renato Vallanzasca nell’ambito di scommesse clandestine. Il malavitoso, il 4 giugno del 1999, sostiene che uno sconosciuto lo abbia invitato a scommettere sulla sconfitta del Pirata al Giro:

O’ pelato non arriva a Milano.

E così è, con i nastri del giorno dopo che confermano:

Visto? Il pelatino è stato fatto fuori.

Senza dimenticare le ipotesi sulla macchina usata per effettuare gli esami tarata male, poco affidabile. Tante cose non tornano. Marco Pantani entra nel vortice della depressione: il processo per frode sportiva (poi assolto), la cocaina, i silenzi, la solitudine. Un paio di sgasate al Tour de France del 2000, niente più.

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Con una beffa: a gennaio di quell’anno l’UCI rivede i parametri di ematocrito nel sangue alzando l’asticella. Con i nuovi valori, Pantani sarebbe risultato regolare sei mesi prima. Avrebbe vinto quel Giro d’Italia, avrebbe alzato altre volte le mani al cielo sul traguardo, sarebbe stato forse ancora con noi. Siamo orfani di lui da quel 5 giugno di tanti anni fa. Siamo costretti ad emozionarci con i video, con le scritte di gesso sulle strade, dalle bandiere pirata che ancora sventolano sulle cime delle montagne. Questo è stato: un film dal finale amaro. E il colpevole non è stato ancora trovato.

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