Parkour e acchiapparella in un solo sport: ecco il World Chase Tag

Immaginate di tornare bambini per un minuto, ricordate come passavate i pomeriggi o le ricreazioni a scuola. Tra tutti i giochi che vi vengono in mente con tutta probabilità ci sarà pure l’acchiapparella, o il “ce l’hai te”, anche detto “acchiappino” da qualcuno. In qualunque modo voi lo chiamiate, il gioco resta sempre lo stesso: tu scappi, io cerco di prenderti. Se ci riesco vinco io, altrimenti vinci tu. Facile, no?

Ora continuate a immaginare: e se questo gioco da bambini si trasformasse in un vero sport? Ecco, è proprio quello che è successo. Il merito è dei fratelli Christian e Damien Devaux, che hanno pensato di mixare una serie di attività in un’unica grande partita. E alla fine hanno chiamato tutto questo World Chase Tag.

Non è propriamente parkour, non è neanche solo acchiapparella. In mezzo ci sono degli ostacoli, sicuramente c’è da muoversi parecchio. E l’adrenalina è alle stelle: c’è poco tempo per scappare, o fuggi oppure vieni preso, mentre chi insegue sente il tempo scorrere e cerca di fare il possibile per prenderti. Proprio come quando eravamo bambini.

World Chase Tag: come si gioca?

Nel video precedente trovate un assaggio del World Chase Tag, e già da quei pochi secondi si può intuire facilmente in cosa consista il gioco, che qui da noi potremmo anche italianizzare con “acchiapparkour”, volendo. Comunque: ci sono due squadre, ognuna delle quali composta da sei elementi (al massimo). I match sono divisi in più set, e ogni set a sua volta è diviso in più inseguimenti. Location: una sorta di pista piena di ostacoli.

E si arriva quindi al singolo inseguimento: uno contro uno, non c’è via di scampo, qualcuno deve vincere e qualcuno deve perdere. L’inseguitore ha 20 secondi per raggiungere l’evasore, altrimenti ha perso. Chi perde esce dal gioco, mentre chi vince resta come evasore. E via con una nuova partita di acchiapparkour. La squadra realizza un punto quando un giocatore riesce a non farsi prendere.

Parola a chi l’ha inventato

Per capire meglio le abilità necessarie in questo gioco possiamo prendere direttamente le parole di Damien, uno dei due fratelli co-fondatori, che in un’intervista alla Press Association una volta ha dichiarato:

Le abilità essenziali sono la velocità, l’agilità e la capacità di superare gli ostacoli, ed è per questo che il 90% dei nostri concorrenti sono atleti di parkour. Ma comunque va detto che uno dei giocatori più bravi viene dal kitesurf

L’altro fratello, Christian, aveva invece toccato altri aspetti, come l’universalità del gioco stesso:

È uno sport molto semplice da capire, e inoltre è uno dei pochi che tutti nel mondo hanno praticato nella loro vita, indipendentemente dal sesso o dal background culturale. In più, è anche uno dei pochi sport che non richiede alcun equipaggiamento, e che quindi non favorisce i concorrenti che provengono da contesti socio-economici più ricchi

Parola a chi ci ha giocato

Ok, ma invece chi pratica l’acchiapparella che ne pensa? A Richard Thompson, ad esempio, piace che il World Chase Tag assomigli più a un gioco che a uno sport. Lo stesso Richard ha provato anche a dare una sorta di piccola “ricetta del campione”:

Ci sono tante cose che possono renderti un buon giocatore, come ad esempio ha avere una buona resistenza, essere veloci, avere riflessi rapidi, prevedere dove sta andando il tuo avversario. Però penso anche che la cosa migliore sia correre come se la sua vita dipendesse da questo, come se nient’altro al mondo fosse importante. E questo rende il gioco ancora più interessante per chi lo guarda.

Come se la caverebbero questi dieci statunitensi

Chiudiamo con una storia curiosa, che non ha niente a che fare con il World Chase Tag o forse sì. La vicenda è stata riportata in Italia un po’ di tempo fa da Il Post in occasione del lancio del film “Tag” (uscito poi in Italia il 5 luglio del 2018 col titolo “Prendimi!”), che racconta la storia vera di un gruppo di amici che portano avanti una partita di acchiapparella da quasi trent’anni.

In tutto sono dieci, e hanno cominciato a giocare nel 1990, quando andavano al liceo. Finita la scuola era finito anche il gioco, con uno degli amici che aveva subito l’onta di tenersi il “tag” per tutta la vita. Lui stesso ha proposto di “riattivare” il gioco otto anni dopo, facendo firmare un contratto ai suoi amici. Attualmente non si hanno notizie circa l’andamento del match. E non sappiamo neanche come se la caverebbero i dieci statunitensi a World Chase Tag, ma una cosa è certa: in quanto a resistenza sul lungo periodo è difficile batterli.

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