Calciomercato: gli acquisti più importanti della storia del Milan

Calciomercato: gli acquisti più importanti della storia del Milan

Alcuni club nascono così, con il successo già nel proprio DNA. Squadre che hanno scritto la storia del calcio, che nel corso degli anni hanno accumulato trofei nelle proprie bacheche e campioni sul campo di gioco. Tra queste società c’è senza ombra di dubbio il Milan, terzo club al mondo per numero di coppe internazionali vinte (18), dietro solamente il Real Madrid (27) e l’Al-Ahly (20). Conquistare tutti questi riconoscimenti, ovviamente, sarebbe stato impossibile senza fare affidamento su calciatori di altissimo valore.

E il Milan, storicamente, li ha sempre cercati, coerentemente con quell’atavica vocazione al successo e allo spettacolo, sintetizzata nel 1995, a suo modo, da Silvio Berlusconi, il presidente più vincente di tutti i tempi:

Speriamo di aver confezionato una squadra capace di produrre spettacolo perché abbiamo precisi doveri verso i nostri tifosi e verso il resto del mondo, dove siamo la realtà italiana più conosciuta dopo la mafia e la pizza.

Con lui il club rossonero è riuscito a ottenere un’impennata sia dal punto di vista dei risultati ottenuti sul campo, che dei campioni acquistati dopo lunghe trattative. Ma sarebbe riduttivo associare solo alla presidenza Berlusconi tutti gli acquisti più importanti della storia del calciomercato del Milan: per scoprirli tutti si deve anche tornare indietro nel tempo, molto prima dell’avvento del Cavaliere alla guida della società. A partire dalla fondazione della società nel lontano 13 dicembre 1899, il club rossonero è stato sempre caratterizzato da grandi allenatori in panchina e campioni sul terreno di gioco.

Primi acquisti della storia del Milan

Già a partire dalle sue origini, il Milan vede nella sua squadra giocatori sopra la norma. Tra questi Herbert Kilpin, tecnicamente non un acquisto visto che partecipa in prima persona alla riunione che dà la luce alla società e ricopre dall’inizio il ruolo di allenatore e capitano. Anche grazie a lui, però, arriva il primo scudetto nel 1901. Con il secondo presidente della storia della società milanese, Piero Pirelli (che rileva il club da Alfred Edwards), ecco pure il primo vero acquisto di spessore: dal Royale Union Saint-Gilloise arriva l’attaccante belga Louis Van Hege, ancora oggi uno degli attaccanti più prolifici del campionato italiano con i suoi 97 gol in 88 presenze in maglia rossonera.

Si scivola poi fino agli anni Trenta per trovare un altro nome importante arrivato dal mercato, stavolta sotto la gestione del presidente Luigi Ravasco: è Sante Pietro Arcari, detto “Lupo” per la rapidità con la quale riesce a trovare la via del gol. Viene portato a Milano prelevandolo dal Codogno e resta in rossonero per 6 anni, mettendo insieme 186 gettoni e segnando 70 reti: è anche il primo giocatore del Milan a vincere una Coppa del Mondo.

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È merito del patron Piero Annoni invece l’acquisto dal Seregno di Aldo Boffi, capace di laurearsi capocannoniere per tre volte di seguito tra la stagione 1938/39 e 1940/41. Proprio in quegli anni, ma con Umberto Trabattoni presidente, viene tesserato Giuseppe Meazza, liberato dall’Inter per via un’occlusione dei vasi sanguigni al piede sinistro che lo aveva costretto a restare fermo più di un anno: in rossonero non riesce però a confermarsi sui livelli straordinari mostrati con la maglia dell’Inter e in Nazionale (due volte Campione del Mondo).

Il leggendario Gre-No-Li

Umberto Trabattoni, è anche il presidente del primo trio leggendario di acquisti, conclusi dal Milan nel corso di due diverse sessioni di mercato: il primo ad arrivare a San Siro, nel gennaio del 1949, è Gunnar Nordahl, attaccante svedese (oro olimpico a Londra del 1948) proveniente dal Norrköping. Pochi mesi dopo lo seguono i suoi due connazionali (presenti anche loro alle Olimpiadi), Johan Gunnar Gren e Nils Liedholm, rispettivamente da Göteborg e Norrköping. Insieme formano il Gre-No-Li, un tridente determinante nella storia degli acquisti più importanti del Milan, che con loro – e anche con il portiere Lorenzo Buffon prelevato dalla Portogruarese nello stesso anno degli svedesi – nella stagione 1950/51, riesce a vincere il suo quinto Scudetto, il primo dall’introduzione del girone unico.

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La squadra rossonera è stabilmente nelle zone alte di classifica, trascinata a suon di gol dal tridente svedese. E di anno in anno la rosa continua a essere migliorata: nell’estate del 1954, quando Andrea Rizzoli diventa il nuovo presidente del Milan, porta subito un giovane Cesare Maldini proveniente dalla Triestina, e l’attaccante uruguaiano Juan Alberto Schiaffino, prelevato dal Peñarol per 52 milioni di lire. Tre anni più tardi ne vengono investiti addirittura 120 con il Palmeiras per arrivare al brasiliano José Altafini, individuato (dopo aver fallito un tentativo per Puskas) come sostituito di Nordahl.

Dall’Alessandria ecco Rivera

Risale al 1960, invece, un colpo di mercato che segna una parte importante della storia del Milan, quello che porta ufficialmente in rossonero il 16enne Gianni Rivera, bloccato l’anno prima ma lasciato un’altra stagione all’Alessandria. Per rilevarne la comproprietà il presidente Rizzoli stanzia 65 milioni di lire, più il cartellino di Migliavacca e il prestito di Sergio Bettini. Da quel momento Rivera non cambia mai più casacca fino al termine della sua carriera (stagione 1978/79), diventando una bandiera e uno dei giocatori più forti della storia del club.

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È il primo rossonero (e anche il primo italiano, a parte l’argentino naturalizzato Omar Sivori) a vincere un Pallone d’Oro, quello del 1969. Con lui il Milan vive un periodo fantastico, che porta allo Scudetto della stella, e alla vittoria di Coppe fino a quel momento mai a avute in bacheca: due Coppe Campioni, 4 Coppe Italia, 2 Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale.

Il calciomercato del Milan degli anni 60

Il calciomercato del Milan nel corso di questi due decenni – in cui si avvicendano ben 8 presidenti diversi – al pubblico di San Siro vengono regalati ovviamente molti altri campioni oltre a Rivera. Nel 1961 la campagna acquisti porta Dino Sani dal Boca Juniors, Alcides Edgardo Ghiggia dalla Roma (anche se quest’ultimo era ormai a fine carriera) e Luigi Radice dal Perugia. Nel 1963 dal Botafogo viene comprato Amarildo Tavares da Silveira, che dopo 107 presenze e 32 gol in maglia rossonera viene ceduto alla Fiorentina quattro anni dopo.

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La sessioni trasferimenti del 1965 è quella di Karl-Heinz Schnellinger e Antonio Valenti Angelillo acquistati dalla Roma, Angelo Benedicto Sormani dalla Sampdoria e Luciano Chiarugi all Fiorentina. Alla stagione successiva risale l’operazione che porta Pierino Prati dalla Salernitana al Milan. Inizia però a vestire la maglia rossonera solo a partire dal 1967 (perché va subito in prestito per una stagione al Savona), insieme ai nuovi acquisti Kurt Hamrin dalla Fiorentina e Fabio Cudicini dal Brescia. Nel 1968, poi, arriva anche Nestor Combin dal Torino.

Qualche big e i lanci dal vivaio

Con l’inizio degli anni Settanta, il Milan saluta due prodotti del settore giovanile come Giovanni Trapattoni e Giovanni Lodetti (ceduti a Varese e Sampdoria) e porta in rossonero Romeo Benetti dalla Sampdoria. La stagione 1974-75 è caratterizzata dagli acquisti di due nomi importanti come Enrico Albertosi dal Cagliari ed Egidio Calloni dal Varese, quella dopo dal passaggio di Nevio Scala dall’Inter al Milan.

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Nell’estate 1976 ecco un altro nome che ha scritto pagine di storia (sia da giocatore che da allenatore) del club: Fabio Capello. E nella stessa campagna acquisti arriva anche Giorgio Morini dalla Roma. L’estate del 1978 porta Walter Novellino dal Perugia e Stefano Chiodi dal Bologna, ma gli anni Settanta sono soprattutto quelli della promozione tra i grandi dei prodotti del vivaio Fulvio Collovati, Aldo Maldera, Gabriello Carotti e Franco Baresi.

Gli inglesi prima di Berlusconi

Il primo acquisto degli anni Ottanta è Mauro Tassotti, giovane terzino arrivato dalla Lazio. Il calciomercato della prima parte di questa decade – in cui il Milan è guidato dai presidenti Gaetano Morazzoni, Giuseppe Farina e Rosario Lo Verde – è contraddistinto però da una propensione verso il campionato inglese, con i tesseramenti dello “squalo” Joe Jordan dal Manchester United nel 1981, di Luther Blissett dal Watford nel 1983 (fiore all’occhiello di una campagna trasferimenti che porta anche il belga Eric Gerets dallo Standard Liegi), Ray Wilkins e Mark Hateley, rispettivamente da Manchester United e Portsmouth, nel 1984.

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In quella stessa stagione arrivano anche Pietro Paolo Virdis dall’Udinese a Agostino Di Bartolomei dalla Roma, l’anno precedente invece viene acquistato Filippo Galli dal Pescara e quello prima ancora porta Aldo Serena dall’Inter, Giulio Nuciari dalla Ternana e Oscar Damiani dal Napoli. La stagione 1985/86 è storica per due motivi: il primo è che oltre all’acquisto del Pallone d’Oro Paolo Rossi dalla Juventus, vengono promossi in prima squadra due “giovani promettenti” come Paolo Maldini e Alessandro Costacurta; il secondo, è che si tratta dell’ultima prima dell’avvento di Silvio Berlusconi alla presidenza del club.

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Con Donadoni inizia una nuova epoca

Il 20 febbraio 1986 è una data storica per il club, quella che segna l’inizio di una nuova epoca, ricca di successi e grandissimi campioni: il proprietario della Fininvest Silvio Berlusconi rileva il Milan e ne diventa presidente il 24 marzo successivo. Dopo aver ripianato i debiti della precedente gestione, in estate il Cavaliere si rende subito protagonista del calciomercato acquistando dall’Atalanta Roberto Donadoni per 10 miliardi di lire (battendo la concorrenza della Juventus) e portando in rossonero anche Giuseppe Galderisi dal Verona, Dario Bonetti dalla Roma, Giovanni Galli e Daniele Massaro dalla Fiorentina.

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L’anno dopo, poi, a Milano arrivano Carlo Ancelotti dalla Roma e, soprattutto, i due olandesi, Ruud Gullit dal Psv Eindhoven e Marco van Basten dall’Ajax. Insieme a Frank Rijkaard, prelevato dallo Sporting Lisbona la stagione successiva, formano il trio di olandesi che contraddistingue gli innumerevoli successi rossoneri di fine anni Ottanta e inizio Novanta, nonché una pagina fondamentale degli acquisti più importanti della storia del Milan.

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Un’epoca brillante, come i 4 Palloni d’Oro complessivi vinti da Van Basten (3) e Gullit (1), con Sacchi prima e Capello poi a guidare una squadra praticamente perfetta, cui ogni anno Berlusconi, coadiuvato da Adriano Galliani, aggiunge qualche piccolo tassello di rifinitura come Marco Simone dal Como nel 1989 e il croato Zvonimir Boban dalla Dinamo Zagabria nel 1991.

Investimenti importanti e scommesse

Molto più onerosa la campagna acquisti della stagione 1992/1993, quando arriva il Pallone d’Oro Jean-Pierre Papin dall’Olympique Marsiglia per 14 miliardi di lire, il secondo classificato Dejan Savicevic dalla Stella Rossa per 10 e Gianluigi Lentini dal Torino addirittura per 18,5 (più, probabilmente, un’altra decina fuori bilancio), stabilendo in quel momento il record di spesa per il cartellino di un calciatore. Nonostante questo, dei tre nomi quello italiano è stato l’unico a deludere non rispettando le aspettative riposte nei suoi confronti.

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L’anno dopo arrivano Brian Laudrup dalla Fiorentina e, dal Brescia, il primo romeno del club, Florin Raducioiu: ma è nella sessione di mercato di gennaio l’acquisto più importante di quella stagione, Marcel Desailly, centrale francese dell’Olympique Marsiglia. Nel mercato 1994/95 sono pochi i fuochi d’artificio a eccezione del tesseramento di Paolo Di Canio dalla Juventus.

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Molto più movimentata l’annata successiva, quando Berlusconi mette mano al portafoglio e porta a Milano un Pallone d’Oro del passato come Roberto Baggio dalla Juventus, uno che si appresta a vincerlo quale è George Weah dal Paris Saint-Germain, più il portoghese Paulo Futre dalla Reggiana e un giovanissimo Patrick Vieira dal Cannes. Quest’ultimo non trova molto spazio al Milan, stesso discorso con un anno di ritardo dicasi per Edgar Davids: prima l’Arsenal e poi la Juventus riescono a vedere in questi due centrocampisti delle doti che in rossonero non sono mai riusciti a esprimere.

Alla ricerca di nuovi olandesi

Il mediano con le treccine non è l’unico olandese di quella campagna acquisti, visto che – sempre dall’Ajax – in estate insieme a lui viene preso anche Michael Reizeger e successivamente in inverno si aggiunge Winston Bogarde. Sono tre olandesi, sì. E tutti con la maglia del Milan. Ma niente a che vedere con i corsi e ricorsi storici. L’acquisto più oneroso di quella sessione è comunque Christophe Dugarry, centravanti francese del Bordeaux. Non va benissimo la sua avventura in rossonero, stesso discorso per il centravanti comprato dall’Ajax nell’estate 1997, un altro olandese, Patrick Kluivert, nonostante venga presentato come l’erede di Marco van Basten.

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Insieme a lui in quella sessione di mercato arrivano anche Ibrahim Ba, eccentrica ala francese del Bordeaux, il brasiliano Leonardo dal Paris Saint-Germain, il terzino Christian Ziege dal Bayern Monaco, il centrale André Cruz dal Napoli e l’attaccante svedese Andreas Andersson dal Göteborg, per un investimento complessivo pari a circa 45 milioni di euro attuali.

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Più o meno la stessa cifra viene spesa anche l’anno successivo, con 40 miliardi di lire spesi solo per il cartellino di Domenico Morfeo dalla Fiorentina: considerato che poi il fantasista colleziona appena 11 presenze in rossonero, non proprio un investimento azzeccato. Molto più proficui i 25 spesi per portare a Milano l’attaccante tedesco dell’Udinese Oliver Bierhoff, protagonista della vittoria dello scudetto – con Zaccheroni in panchina – insieme all’argentino Andrés Guglielminpietro preso dal La Plata, il danese Thomas Helveg dall’Udinese e Maurizio Ganz dall’Inter.

Dall’Ucraina arriva il “Re dell’Est”

Con lo scudetto del 1999, in regalo arriva dall’Ucraina un giovane attaccante 22enne che con la Dinamo Kiev sta facendo faville, un certo Andriy Shevchenko. Viene pagato 25 milioni di dollari, all’epoca circa 46 miliardi di lire, e questa volta il maxi investimento – ancora oggi il nono di sempre della storia del club – è più che giustificato: in sette anni al Milan, colui che viene poi soprannominato “Re dell’Est” aiuta la società a vincere qualsiasi cosa (tra cui anche la Champions League del 2003 in finale con la Juventus con un suo rigore decisivo), segnando gol a grappoli e meritandosi anche il Pallone d’Oro nel 2004.

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Insieme a Sheva, in quella finestra di mercato arrivano anche un giovane Gennaro Gattuso dalla Salernitana e i brasiliani Serginho dal San Paolo e Dida dal Cruzeiro. L’anno dopo il Milan fa la spesa in Spagna, a Madrid in particolare: dall’Atlético arrivano José Mari (38 miliardi) e Pablo Garcia, dal Real invece Júlio César e Fernando Redondo (35 miliardi), che però si infortunerà gravemente subito dopo. Servono altri 32 miliardi, poi, per prendere il georgiano Kakhaber Kaladze dalla Dinamo Kiev nella finestra autunnale.

L’epoca delle spese senza limiti

Arriviamo così alla stagione 2001/2002, che dal punto di vista del calciomercato è quella ancora oggi più dispendiosa in tutta la storia del Milan: 85 miliardi di lire per Manuel Rui Costa della Fiorentina, 70 per Filippo Inzaghi della Juventus (il primo e il secondo acquisto più costoso di sempre per la società rossonera), 35 per Andrea Pirlo (Inter), 32 per Javi Moreno (Alavés) e altri 50 circa per i cartellini di Massimo Donati (Atalanta), Cosmin Contra (Alavés), Ümit Davala (Galatasaray), Vitali Kutuzov (Bate Borisov) e Martin Laursen (Parma).

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Un anno dopo, poi, arriva anche il terzo tesseramento più dispendioso di sempre, quello che per 30,5 milioni di euro permette di portare a San Siro il capitano della Lazio Alessandro Nesta. Con lui arriva pure l’olandese Clarence Seedorf dall’Inter per 22,5 milioni e i parametri zero John Dahl Tomasson (ex Feyenoord) e, soprattutto, il Pallone d’Oro Rivaldo, dal Barcellona.

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Nell’estate 2003 vengono acquistati altri due brasiliani che reciteranno un ruolo di primo piano: Marcos Cafu dalla Roma, recordman di presenze con la Seleçao e unico ad aver giocato tre finali Mondiali consecutive, e Ricardo Izekson Leite, per tutti semplicemente Kakà, comprato dal San Paolo per 8,25 milioni. Quattro anni dopo, diventerà anche lui Pallone d’Oro, al momento l’ultimo di un giocatore del Milan.

Parametri zero e la “svolta brasiliana”

Dopo le spese folli, il portafoglio di Berlusconi viene progressivamente chiuso sempre di più, tra la ricerca di parametri zero di valore, occasioni e non più di un investimento vero all’anno. Nella stagione 2004-2005 arrivano Jaap Stam dalla Lazio ed Hernan Crespo (in prestito) dal Chelsea, quello successivo invece viene fatto un tentativo con lo svincolato Christian Vieri ormai a fine carriera, mentre vengono spesi 25 milioni di euro per prendere dal Parma il 23enne Alberto Gilardino. Nell’estate 2006 è invece Ricardo Oliveira del Betis (pagato 15 milioni) il punto più alto del calciomercato, ma l’attaccante brasiliano si rivela un flop.

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A gennaio, però, il Milan si toglie lo sfizio di portare in rossonero l’allora 30enne Ronaldo, il “Fenomeno”, pagandolo 7,5 milioni dal Real Madrid. A parte un gol nel derby, la sua esperienza non sarà all’altezza del resto del suo curriculum anche per via dei soliti infortuni. L’amministratore delegato Galliani continua a puntare sul Brasile anche nell’estate 2007, quando dall’Internacional arriva il giovanissimo Alexandre Pato per 22 milioni. Si balla la samba pure l’anno dopo, con l’acquisto in estate dal Barcellona del Pallone d’Oro Ronaldinho per 25 milioni di euro (dai catalani viene prelevato insieme a Gianluca Zambrotta per 10,5) e quello invernale di Thiago Silva dalla Fluminense.

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Nello stesso mese del difensore, tra l’altro, a Milano arriva anche la stella inglese David Beckham, per la prima delle sue esperienze in rossonero in prestito dai Los Angeles Galaxy. Curiosità: in quell’anno viene promosso dal vivaio anche un giovanissimo Pierre-Emerick Aubameyang, che inizia il suo vario giro di prestiti senza mai esordire con la maglia del Milan. A parte la parentesi rappresentata dall’olandese Klaas-Jan Huntelaar dal Real Madrid nel calciomercato estivo 2009, nel 2010 il Milan si tinge ancora di verdeoro con l’acquisto di Robinho dal Manchester City per 18 milioni.

Da Ibrahimovic ai giorni nostri

La vera stella di quella campagna trasferimenti è però un’altra, cioè Zlatan Ibrahimovic, che arriva in prestito dal Barcellona per 6 milioni con diritto di riscatto fissato a 24 (che Berlusconi pagherà ovviamente l’anno dopo). A gennaio di quell’anno viene preso anche Antonio Cassano dalla Sampdoria.

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Quando il centravanti svedese viene ceduto al Psg insieme a Thiago Silva nel 2012, il Milan punta su Mario Balotelli, pagato 20 milioni al Manchester City, per aprire un nuovo ciclo. Ma è l’inizio di un periodo buio, in cui il club rossonero limita al massimo le spese e ridimensiona le sue strategie di mercato: nell’estate 2013 l’acquisto più costoso è quello di Alessandro Matri dalla Juventus (11 milioni), ma tutte le attenzioni sono sul ritorno di Kakà dal Real Madrid e dall’arrivo (a gennaio) del giapponese – il primo della storia del Milan – Keisuke Honda.

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Si va così verso gli anni recenti, con l’acquisto di Giacomo Bonaventura dall’Atalanta e di Fernando Torres dal Chelsea (ma resterà solo pochi mesi) nel luglio 2014, per poi passare alla di nuovo dispendiosa campagna acquisti dell’estate 2015, quando vengono spesi 83 milioni di euro per i cartellini di Carlos Bacca (Siviglia), Luiz Adriano (Shakhtar Donetsk), Alessio Romagnoli e Andrea Bertolacci (Roma).

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Molto più contenuto, invece, l’esborso nell’estate 2016, con Gianluca Lapadula acquisto più costoso: 9 milioni versati nelle casse del Pescara. Con lui e i successivi colpi low cost di gennaio rappresentati da Ocampos e Deulofeu, si è chiusa l’avventura di Silvio Berlusconi alla presidenza del Milan.

Il suo successore, l’imprenditore cinese Li Yonghong, resterà alla guida dei rossoneri poco più di un anno. Nel luglio del 2017 arriva il fondo Elliot e sembra una nuova primavera per il Milan che in quella sessione di calciomercato soffiano Leonardo Bonucci alla Juventus per 40 milioni di euro, André Silva dal Porto (38 mln), Andrea Conti dall’Atalanta (24 mln), Hakan Calhanoglu dal Bayer Leverkusen (23,30 mln) e Lucas Biglia dalla Lazio (20 mln). Oltre a Mateo Musacchio dal  Villarreal (18 mln) e Ricardo Rodríguez dal Wolfsburg (15 mln). I risultati però non sono all’altezza delle aspettative anche (o soprattutto) per una certa instabilità societaria.

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Una campagna acquisti di un certo spessore è anche quella dei mesi a seguire, visto che arrivano in rossonero Gonzalo Higuain, Mattia Caldara, Krzyszstof Piatek e Lucas Paquetà. Meno esplosiva quella dell’estate del 2019, con il riscatto di Kessié, e gli acquisti di Rafael Leão, Theo Hernández e  Ismaël Bennacer.

Il passato glorioso, pieno di successi e grandi campioni, purtroppo al momento sembra solo un lontano ricordo.

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