Gli acquisti più importanti della storia del Real Madrid

Gli acquisti più importanti della storia del Real Madrid

II movimenti di calciomercato del Real Madrid hanno da sempre rispecchiato il ruolo di club fra i più importanti del mondo. Un club attento alla scoperta e alla crescita dei giocatori spagnoli, ma con un occhio vigile, fin dagli albori, al possibile apporto che poteva arrivare dagli stranieri.

Naturalmente i movimenti di mercato nell’epoca precedente alla seconda guerra mondiale erano molto ridotti, come del resto in tutta Europa, per motivi logistici e di comunicazioni. Successivamente le cose cambiarono, anche se fra gli anni Cinquanta e Sessanta, a eccezione forse di Kopa, arrivarono principalmente giocatori dai paesi latinoamericani o rifugiati come Puskas.

L’apertura integrale al mercato internazionale del Real Madrid prese il via soprattutto a partire dalla fine del franchismo, anche se ciò non impedì al club di mantenere un nocciolo duro e un’anima profondamente e orgogliosamente spagnola. Negli anni sono stati davvero tantissimi i movimenti nel calciomercato del Real Madrid, alcuni più importanti altri meno. Fra questi ultimi ci sono stati anche calciatori, grandi e grandissimi – da Schuster a Eto’o, da Owen a Samuel, da Prosinečki a Valdano, a Laudrup, Zamorano, Luis Enrique e Hagi, per fare solo qualche nome in ordine sparso – che difficilmente troveranno citazione nel seguito perché la storia l’hanno fatta altrove.

Calciomercato Real Madrid: gli albori

Si chiama René Petit il primo straniero del Real Madrid. Nato nel 1899, René arriva in Spagna a seguito del padre, un ingegnere ferroviario francese. A Madrid viene notato da un osservatore del club sul campetto del collegio del Pilar e inserito nelle giovanili e nel 1916 in prima squadra. Pur giocando a centrocampo, nel suo periodo madrileno tiene una media-gol di quasi una rete ogni due partite, contribuendo alla conquista di due campionati regionali – allora non esisteva ancora una lega nazionale – e di una Coppa di Spagna.

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Nel 1930 ecco il primo grande acquisto del calciomercato del Real Madrid: dall’Espanyol, per 150mila pesetas, arriva uno dei più grandi portieri di tutti i tempi, Ricardo Zamora. Ha già 32 anni, ma in sei stagioni nella capitale Zamora vince un campionato regionale, due campionati nazionali e altrettante Coppe di Spagna. Il suo nome è ora legato al trofeo che ogni anno viene assegnato al portiere meno battuto della Liga.

Due anni dopo è il momento di un acquisto storico, il centrocampista Josep Samitier, primo passaggio diretto dal Barcellona al Real, mentre data 1944 il primo acquisto… da Marte. José Borbolla è un attaccante messicano, primo arrivo da oltre Oceano, precisamente dal Marte, un club di Cuernavaca, scomparso nel 1953.

Dal dopoguerra al grande Real

Nei primi anni seguenti al secondo conflitto mondiale, gli acquisti del club si fanno più frenetici. Santiago Bernabeu, che ha preso le redini della Casa Blanca nel 1943, comincia a costruire la squadra che in pochi anni conquisterà il mondo. Prende forma il Grande Real, quello che, come conferma la citazione di Max Pezzali, entrò nell’immaginario collettivo di intere generazioni di ragazzi. Arrivano giocatori che hanno scritto la storia, da Luis Molowny a Miguel Muñoz, da Juan Alonso a José María Zárraga a Joseito. Ma è nel 1953 che il calciomercato del Real Madrid compie un vero capolavoro: arrivano in un colpo solo Francisco Gento e Alfredo Di Stefano.

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Francisco “Paco” Gento ha 20 anni quando Bernabeu lo preleva dal Racing Santander, abbagliato dalle prodezze di quel mancino naturale che sforna cross – anzi traversoni come si diceva allora – a ripetizione. Paco, tuttora considerato uno dei più forti calciatori spagnoli di tutti i tempi, a Madrid scrive la storia attraversando tre decenni. Quando smetterà col calcio giocato, nel 1971, avrà vinto 12 volte la Liga – record assoluto – 6 la Coppa Campioni, nessuno come lui, e 1 volta la Coppa Intercontinentale. Quinto come presenze nel Real nella graduatoria di tutti i tempi, Paco Gento è settimo per reti segnate, un’istituzione, insomma.

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Alfredo Di Stéfano è un mito del calcio mondiale, uno dei più forti attaccanti di tutti i tempi. Saeta Rubia (freccia bionda), come l’argentino era soprannominato per il colore dei capelli e la velocità, arriva dai Millonarios di Bogotà dopo una lunga disputa col Barcellona. Fin dal primo anno mostra di che pasta è fatta, conquistando il Pichichi con 27 reti in 28 partite, contribuendo in modo decisivo alla vittoria della Liga. Nel suo palmares, dopo 2 campionati argentini col River Plate e 3 colombiani, figurano 8 campionati spagnoli, 5 Coppe Campioni e 1 Intercontinentale, oltre a 5 Pichichi e 2 Palloni d’oro. Al momento del ritiro, a 37 anni nel 1964, Di Stefano è capocannoniere assoluto del Real Madrid con 307 gol e verrà superato solo in questo secolo da Raul e Cristiano Ronaldo.

Il presidentissimo, intanto, non si ferma. L’anno successivo vestono la camiseta blanca José Héctor Rial e Marquitos, mentre fra il 1956 e il 1958 arrivano altri tre grandissimi nomi. Il primo è ⤑il francese di origini polacche Raymond Kopa, un attaccante brevilineo e scattante perfetto per fare coppia con Di Stefano, al quale fra l’altro “soffia” il Pallone d’oro 1958. Qualche problema con l’argentino insieme alla sua voglia di tornare in Francia fanno sì che Kopa rimanga a Madrid solo tre anni, vincendo sempre la Coppa Campioni e due volte la Liga.

Ma Bernabeu sa bene che le partite non si vincono solo con l’attacco: nel 1957 arriva da Montevideo José Emilio Santamaría, centrale di scuola uruguaiana, faccia sporca e modi spicci. Santamaria ha 28 anni, ma fa in tempo a giocarne altri 9 a Madrid, totalizzando 446 presenze e vincendo 4 Coppe Campioni e 1 Intercontinentale, oltre a 5 campionati.

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Anticipando l’ingordigia di attaccanti superstar dei suoi successori, l’anno seguente don Santiago non si lascia sfuggire l’occasione di prendere al volo Ferenc Puskás, centravanti della leggendaria Honved Budapest degli anni Cinquanta, esule in Europa dai moti ungheresi del 1956, soffiandolo alla concorrenza di Manchester United, Milan e Juventus. Puskas ha già 31 anni, oltre 350 gol segnati in Ungheria dove aveva vinto 5 campionati, ma un talento innato e ancora fresco. Al Real, infatti, gioca fino al 1966 vincendo 3 volte la Coppa dei Campioni da capocannoniere, 1 volta l’Intercontinentale e 5 la Liga, dove per 3 volte segna più di 40 gol in stagione. Con 244 reti Puskas è tuttora il quinto marcatore di sempre nella storia del club.

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Nel 1962 il calciomercato del Real Madrid registra l’arrivo del francese Lucien Muller, ricordato per essere stato qualche anno dopo il primo calciatore a passare direttamente dai Blancos al Barcellona, mentre il secondo e, per ora, ultimo fu qualche decennio dopo Luis Enrique. Nello stesso anno arrivano altri due giocatori che contribuirono poi a fare la storia del Real, come Ignacio Zoco e Amancio Amaro, un’ala di 23 anni che in 14 stagioni lavora sodo per mettere in bacheca ben 9 campionati e 1 Coppa Campioni. Nel 1963 arriva Pirri, José Martínez Sánchez, bandiera del club fino al 1980. Uno dei più grandi liberi della storia, oltre ad aver vinto 10 volte la Liga, Pirri detiene tuttora il record di gol per un difensore del Real Madrid: 127 reti segnate in 417 partite.

Il calo della presidenza Bernabeu

Il calciomercato del Real Madrid subisce un’involuzione a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, che si riflette anche sulle vittorie internazionali. Dopo oltre un decennio di dominio incontrastato delle squadre latine, la Coppa Campioni prende la strada del centro e nord Europa. Sono gli anni in cui si impone il calcio totale degli olandesi, poi arrivano il Bayern Monaco e le inglesi. Al Real rimane comunque la Liga e non si fa pregare: fra il 1967 e il 1980 la vince ben 9 volte. In ogni caso, anche fra gli acquisti più importanti di quegli anni ci sono giocatori che hanno fatto la storia del club, come Santillana, Camacho, Juanito e Stielike, oltre a un paio di tedeschi di gran nome come Günter Netzer e Paul Breitner che, però, al Real sono stati poco più che meteore.

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Carlos Alonso González, detto Santillana, viene acquistato dal Racing Santander nel 1971. Ha solo 19 anni, ma una potenza e doti acrobatiche fuori dal comune. Nonostante non sia proprio un granatiere (1,72) è abilissimo di testa, gli manca un rene ma si dimostra ben presto uno degli attaccanti più veloci e potenti della Liga. Rimane al Real Madrid fino al ritiro, nel 1988, e vince ben 9 campionati e due Coppe Uefa, e con 290 reti in 645 presenze è quarto in entrambe le graduatorie del club.

José Antonio Camacho non è un vero e proprio acquisto, perché arriva dalle giovanili del Real nel 1974. Difensore roccioso, a dispetto dell’altezza, Camacho è una delle istituzioni del Real, mai tradito finito al ritiro avvenuto nel 1989, tanto da arrivare alla settima posizione nella classifica delle presenze di ogni tempo.

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Nel 1977 arrivano gli ultimi grandi acquisti di Santiago Bernabeu: Juan Gómez González, detto Juanito e il tedesco Uli Stielike. Juanito è un attaccante emergente, preso dal Burgos, che nel Real ha segnato oltre 120 gol in 10 anni, mentre Uli Stielike è il libero del Borussia Mönchengladbach, destinato a prendere il posto di Franz Beckenbauer nella Nazionale tedesca, anzi della Germania Ovest. Giunto a Madrid dopo aver vinto per tre volte di fila la Bundesliga, Stielike mantiene la striscia positiva anche in Spagna, conquistando sempre la Liga nelle sue prime tre stagioni.

Calciomercato Real Madrid: gli anni 80

Bernabeu scompare nel 1978 e i presidenti che si alternano al suo posto nel ventennio successivo stentano a dimostrarsi all’altezza di un predecessore tanto illustre. I principali acquisti degli anni Ottanta arrivano, con qualche eccezione, soprattutto dal mercato interno, cosa che non impedisce, peraltro che si tratti in alcuni casi di grandi campioni. Qualche nome? Chendo, Butragueño, Sanchís, Michel, Hugo Sanchez.

Chendo, soprannome di Miguel Porlan, arriva dal Castilla nel 1982, l’anno del terzo Mondiale dell’Italia. Ha 21 anni, ma si impone subito nel Real come difensore dalle grandi doti atletiche e di anticipo. Il suo fisico integro gli permette di proseguire la carriera fino a 37 anni, conquistando così quella Coppa Campioni 1998, arrivata dopo oltre 30 anni di digiuno.

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L’anno seguente arriva un trio storico per le merengues. Emilio Butragueño detto “El Buitre” (l’avvoltoio), grande attaccante – 171 gol con la camiseta blanca – e leader dello spogliatoio madridista. Rafael Martin Vazquez, centrocampista dai piedi buoni, ha solo 17 anni, ma in 7 anni a Madrid gioca quasi 180 partite segnando 35 gol, prima di passare al Torino. Dopo un anno e mezzo in granata e mezza stagione al Marsiglia, Vazquez torna al Real per altre tre stagioni. Complessivamente fa in tempo a vincere 6 volte la Liga e 2 la Coppa Uefa. Manuel Sanchis è la ciliegina di quel calciomercato del Real Madrid. Roccia della difesa per 18 campionati, Sanchis è nella storia del club: terzo di sempre per numero di presenze, ha vinto complessivamente 20 titoli, fra cui 8 volte la Liga, 2 la Champions e la Coppa Uefa e 1 l’Intercontinentale.

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Nel 1984 arriva dal Castilla un’altra colonna del Real di fine millennio: Michel, vero nome Miguel Gonzalez Martin del Campo. Centrocampista di lotta e di governo, Michel è anche giocatore di grande temperamento. Anche troppo a volte, come quando si becca 9 giornate di squalifica per aver aggredito l’arbitro in un match di Coppa Uefa o quando viene sorpreso mentre cerca di distrarre il portiere avversario. Pur giocando a centrocampo, Michel ha sempre avuto il vizio del gol – 97 reti in 15 anni di Real -, tanto che nel 1988 ha addirittura vinto la classifica dei marcatori della Coppa Campioni.

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Con gli arrivi, fra il 1985 e il 1986, di Hugo Sanchez e Francisco Buyo – due Trofei Zamora vinti in 11 anni come portiere dei Blancos – si conclude la campagna di grandi acquisti del calciomercato del Real Madrid negli anni Ottanta. Il messicano Hugo Sanchez ha già 27 anni quando il Real lo preleva dall’Atletico Madrid, ma fa in tempo a segnare più di 200 gol in sette stagioni con la camiseta blanca. Celebre soprattutto per le sue storiche rovesciate, da attaccante del Real Madrid Sanchez ha vinto 4 volte il Pichichi e 1 volta la Scarpa d’oro.

Gli acquisti degli anni Novanta

Fernando Hierro arriva in realtà nel 1989 dal Valladolid, ma fa parte già di un’altra generazione rispetto ai giocatori citati in precedenza. Alto 1,90, partito come centrocampista, Hierro viene dirottato ben presto a fare il difensore centrale per sfruttare il suo fisico possente. Al Real Madrid rimane fino al 2003, entrando nella Top 10 dei giocatori con più presenze e vincendo ben 3 Champions League e 2 Coppe Intercontinentali fra il 1998 e il 2002.

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Bisogna attendere il 1994 per trovare i primi acquisti importanti del decennio. In quell’anno arrivano in prima squadra Raul, prelevato qualche anno prima dall’Atletico Madrid, Redondo dal Tenerife e Michael Laudrup dal Barcellona. Raúl González Blanco è nella ristretta cerchia dei miti Real, anche se forse il mancato rinnovo del contratto da parte del club nel 2010 ha lasciato un po’ di amaro in bocca a lui e ai tifosi, di cui era idolo incontrastato. Per qualche anno è stato il giocatore con più presenze e il miglior marcatore del Real di tutti i tempi, superato poi rispettivamente da Casillas e da Cristiano Ronaldo. Mancino naturale, Raul è dotato di grande intelligenza tattica ed è in grado di giocare sia come prima che come seconda punta. In 16 anni di carriera al Real Madrid, Raul è stato 2 volte Pichichi e altrettante capocannoniere della Champions League, competizione che ha vinto 3 volte realizzando complessivamente 66 gol.

Due anni dopo, con l’arrivo alla presidenza di Lorenzo Sanz, il Real Madrid fa il pieno di stelle, da Suker a Mijatovic a Guti, mentre dall’Italia sbarcano Seedorf, Panucci e Roberto Carlos.

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José María Gutiérrez, detto Guti è un giocatore universale, uno di quelli che ogni tecnico vorrebbe nella propria squadra. Dotato di tecnica sopraffina, Guti è in grado di giostrare in ogni zona del campo: al Real, in 14 stagioni, fa di tutto, dalla mezza punta al centrocampista davanti alla difesa al trequartista, sempre dispensando grande qualità.

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Roberto Carlos è nella storia del Real Madrid, dove ha disputato 11 stagioni, le migliori della sua lunga carriera, ma anche in quella dell’Inter, dove però figura nella categoria Grandi Rimpianti. Arrivato in nerazzurro nel 1995, gioca 30 partite in Serie A e segna 5 gol, ma a fine stagione viene ceduto con minusvalenza al Real – dove Capello lo aspetta a braccia aperte – perché inviso tatticamente a Roy Hodgson. Una fortuna per Carlos, uno dei migliori esterni difensivi di sinistra della storia del calcio, dotato di una grandissima tecnica e di grande abilità anche in zona gol, soprattutto sui calci piazzati. A Madrid fa una carriera straordinaria, arrivando a disputare oltre 500 partite, segnando 69 reti e vincendo 14 trofei, fra cui 3 volte la Champions League.

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Nel 1997 arrivano Fernando Morientes dal Real Saragozza – a formare a lungo con Raul una delle migliori coppie di attaccanti in Europa – e Christian Karembeu, ma è nel 1999 che il Real fa il pieno di future colonne. Oltre a giocatori come Mc Manaman e Anelka, si registrano gli acquisti di Iván Helguera dall’Espanyol e di Michel Salgado dal Celta Vigo, oltre alla promozione dalle giovanili di Iker Casillas.

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Iker Casillas è il portiere del Real Madrid nei primi 15 anni del nuovo millennio, a lungo in ballottaggio con Gigi Buffon nelle statistiche di miglior portiere dell’anno. Fisico atletico, nonostante non sia altissimo, Casillas mostra un ottimo senso della posizione e conquista presto fama di para-rigori. Fra il 2013 e il 2015 conosce un periodo di flessione, anche a causa dei difficili rapporti prima con Mourinho e poi con Ancelotti, cosa che non gli impedisce di vincere nel 2014 la storica Décima, la Champions League numero 10 nella storia del club, dopo quelle vinte, sempre da titolare, nel 2000 a 19 anni e nel 2002.

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Michel Salgado viene acquistato per una cifra corrispondente a 6 milioni di euro (la meteora Anelka ne costa 35) per costituire con Roberto Carlos la più forte coppia di esterni difensivi dell’epoca, anche se null’ultima parte della sua permanenza al Real soffre la concorrenza del giovane Sergio Ramos. Ivan Helguera è un buon difensore, molto fisico che indossa la maglia del Real Madrid dopo aver giocato per breve tempo anche nella Roma. A Madrid rimane 8 stagioni e contribuisce alla vittoria, fra gli altri trofei, di 2 Champions League e un’Intercontinentale.

L’era dei Galacticos

Nel 2000 comincia al Real Madrid l’era di Florentino Perez alla presidenza del club, un’era che, a parte una breve interruzione fra il 2006 e il 2009, dura tuttora e che ha già fatto di Perez il presidente più longevo dopo Santiago Bernabeu. Le statistiche dicono che la nuova dirigenza madridista non bada a spese, da subito. Nella sola estate del 2000 il calciomercato del Real Madrid fa registrare acquisti per una cifra che supera i 120 milioni di euro, circa 25 milioni in più di quanto era stato speso complessivamente nei tre anni precedenti. 40 milioni in totale vanno a Deportivo e Celta per Flavio Conceiçao e Makelele, oltre 10 al Racing Santander per Munitis e altrettanti complessivamente fra Valladolid e Atletico per Cesar Sanchez e Solari.

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Ma il botto è l’acquisto di Luis Figo, arrivato dopo un tira e molla e polemiche infinite dal Barcellona che, comunque, non fa sconti: 65 milioni tutto compreso. Un trasferimento che per i tifosi blaugrana è un tradimento e i tradimenti non si dimenticano: quasi tre anni dopo, durante un Clasico al Camp Nou, per poco Figo non viene colpito da una testa di maiale lanciata dagli spalti. Il 2001 è l’anno dei “Zidanes y Pavones”, secondo la definizione dello stesso Perez, a sostenere la tesi che al Real c’è posto per le stelle ma anche per i portatori di acqua. Francisco Pavon è un difensore di 21 anni che arriva a costo zero dal Castilla e deve la sua fama principalmente a quella frase. Rimane a Madrid sei anni, dove vince anche una Champions e chiude anzitempo la carriera nella squadra francese dell’Arles.

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Zinedine Zidane, invece, viene prelevato dalla Juventus per l’allora cifra record di 74 milioni di euro, nonostante abbia già 29 anni. A Madrid Zidane gioca comunque per cinque stagioni e, dopo aver perso due finali, riesce a conquistare la Champions League, risultando determinante nella finale contro il sorprendente Bayer Leverkusen: indimenticabile il suo gol al volo su cross di Roberto Carlos.

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Gli acquisti a effetto, più Zidanes che Pavones, proseguono nelle due stagioni successive con gli arrivi prima di Ronaldo, strappato all’Inter al termine di una trattativa chiusa solo negli ultimi giorni di mercato per 45 milioni, e poi di David Beckham dal Manchester United per 38 milioni.

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Nel 2005 Perez spende una sessantina di milioni per giocatori che al Real non lasciano traccia o quasi, come Robinho, Julio Baptista, Cassano, Cicinho, Carlos Diogo e Pablo Garcia, ma azzecca anche l’innesto giusto: dal Siviglia arriva un ragazzo che oggi è ancora lì a scrivere la storia con lo stesso entusiasmo di allora, Sergio Ramos. 27 milioni il prezzo pagato agli andalusi per il 19enne difensore, sicuramente ben spesi.

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L’anno dopo, accantonato momentaneamente don Florentino, anche il Real approfitta dei saldi juventini post calciopoli e si accaparra il campione del mondo e prossimo Pallone d’oro Fabio Cannavaro insieme al brasiliano Emerson; arrivano anche van Nistelrooy, Gago e Mahmadou Diarra – oltre 60 milioni in tre – ma, col senno di poi, gli acquisti più importanti di quel calciomercato del Real Madrid sono – 6,5 milioni al Fluminense – e Gonzalo Higuain, preso per 12 dal River Plate.

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L’ipermercato galactico prosegue sulla stessa linea anche negli anni successivi. Nel 2007 fa il pieno di olandesi: quasi 80 milioni fra Robben, Sneijder – che faranno fortuna altrove – e Drenthe, ma quello giusto si rivela Pepe, preso dal Porto a 30. Non lascia praticamente traccia, tranne che nei bilanci della società, nessuno degli acquisti 2008: Huntelaar, Lassana Diarra, van der Vaart e Garay, per citare solo i più famosi e pagati.

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Nel 2009 torna in sella Perez che, per marcare il territorio, si esibisce nel calciomercato più faraonico della storia del Real Madrid: 260 milioni di euro in uscita. La maggior parte spesi ottimamente, come i 94 girati al Manchester United per Cristiano Ronaldo o i 35 ciascuno per Xabi Alonso dal Liverpool e Karim Benzema dal Lione. Ma a incidere ci sono anche i 65 pagati al Milan per Kakà, un grandissimo campione che, però, aveva già vissuto i suoi anni migliori e al Real, anche per problemi fisici, non riesce mai a incidere.

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Negli anni successivi si va dalle spese faraoniche del 2010 e 2011 per Di Maria, Khedira, Özil e Coentrao alla più proficua spesa in casa Tottenham del biennio successivo. L’acquisto di Luka Modric dagli Spurs nel 2012 ha dato nuovo smalto al centrocampo, mentre quello di Gareth Bale – record per qualche anno con 101 milioni di euro – ha portato dinamismo sulla fascia, dove, quando è risparmiato dagli infortuni, l’Espresso di Cardiff è assolutamente inarrestabile.

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Il miglior acquisto del calciomercato del Real Madrid nel 2014 è stato indubbiamente Toni Kroos, arrivato dal Bayern Monaco per 30 milioni e rivelatosi un acquisto ben più redditizio di un potenziale crack come James Rodriguez, pagato la bellezza di 75 milioni al Monaco.

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Gli acquisti delle stagioni successive non sono passati alla storia: nel 2015 Kovacic dall’Inter per 38 milioni di euro e Danilo dal Porto per 31,5, nel 2016 Morata dalla Juventus (30 milioni di euro), nel 2017 Theo Hernández dall’Atletico Madrid per 24 milioni di euro. Di ben altro spessore il calciomercato nel 2018, con gli acquisti di Thibaut Courtois dal Chelsea per 35 milioni di euro e quello di Vinicius dal Flamengo per 45 milioni.

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Solo un antipasto della campagna acquisti che nel 2019 ha portato al Real Madrid Regatas dal  Flamengo (30 mln), Rodrygo dal Santos (45 mln), Ferland Mendy dal Lione (48 mln), Éder Militão dal Porto (50 mln), Luka Jovic dall’Eintracht (60 mln) e, dulcis in fundo, Eden Hazard dal Chelsea per 100 milioni di euro.

Not bad.

di Alberto Casella

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