Pep Guardiola
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Manchester City, Guardiola: “Se non vinco la Champions ho fallito”

Pep Guardiola torna a parlare alle telecamere di Dazn in un’intervista esclusiva disponibile in piattaforma da venerdì, e non nasconde le ambizioni del suo Manchester City in Champions.

Bisogna vincere perché non so che proverei nel vedere che ancora non è successo. Ci ho provato il primo anno, il secondo, il terzo, il quarto…gli anni in cui sono stato qui. Se posso giocarla, posso vincerla. Se non la vinco avrò fallito ma l’importante è averci provato. Quello che ho vinto non mi dà il diritto morale di saperne di più.

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Il primo ostacolo si chiama Real Madrid, da affrontare nel ritorno degli ottavi all’Etihad dopo la vittoria per 2-1 ottenuta al Bernabeu. Risultato che favorisce i Citizens, ma guai a sottovalutare Zidane.

Se ha fatto quello che ha fatto, vincendo tre Champions consecutive e togliendo tre scudetti al Barcellona quando il Barcellona ha dominato negli ultimi 10 anni come mai nessuno nel mondo, dimostra la sua capacità.

Guardiola, senza Champions è fallimento

L’elogio di Guardiola, che dopo l’abbuffata di trofei delle scorse stagioni, quest’anno è fermo alla sola Coppa di Lega:

Se non vinci, che fai? Nello sport si perde più di quanto non si vinca. Ho cercato di mantenere la calma dopo un successo, ho cercato di non dormire male la notte dopo una sconfitta e ricominciare di nuovo. è la cosa migliore.

In Premier League, quest’anno, non c’è stata storia e Guardiola riconosce i meriti dei Reds:

Il rivale più duro che abbia mai affrontato nella mia carriera è il Liverpool di quest’anno e dello scorso. Domina in tutto. Se ti lasci dominare ti blocca in area e non ne esci più. E quando li domini, corrono come nessun altro. E sono velocissimi nell’indietreggiare. Sono molto forti anche nella strategia.

Poi uno sguardo al futuro, al calcio post-coronavirus:

Speriamo di non allontanarci dal tifoso e dedicarci solo al business. In questo momento si può solo pensare al business perché il tifoso non può venire allo stadio. Ma non è un problema solo del calcio, è un problema che riguarda negozi, ristoranti, i lavoratori in generale, i musicisti, le librerie…nel mondo tutti i servizi si stanno riadattando a questa situazione.

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