Shevchenko: “Finale con Juve partita della vita”

Ventotto maggio 2003. Una data resterà per sempre nel cuore del popolo rossonero, ma anche e soprattutto in quello di Andriy Shevchenko.

L’attaccante ucraino è fortemente legato al Milan e, in un’intervista rilasciata a Dazn, disponibile in piattaforma non a caso dal 28 maggio, parla di quella magica notte dell’Old Trafford in cui, grazie al rigore decisivo con cui superò Buffon, consegno la Champions al Diavolo:

La notte di Champions League contro la Juventus, la prima finale che giocavo, è stata la partita più importante della mia vita. Non dimenticherò mai quei 12/15 secondi in cui da metà campo sono andato verso il pallone per tirare l’ultimo rigore. In quel momento, in quei 12 secondi, ripensi a tutta la tua vita. Da quando da bambino avevi un sogno fino al momento in cui capisci che quel sogno si sta realizzando in quell’esatto momento. Nella testa hai già pensato a come devi tirare. Io ho guardato l’arbitro, la palla e Buffon. Ho sento il fischio dell’arbitro e ho tirato il pallone come avevo pensato e voluto.

Shevchenko e il ricordo di Milan-Juve

Da quel gol di Shevchenko esplose la festa per l’ennesimo trionfo dell’era Berlusconi:

Un grande presidente. Una persona che ha reso incredibili 25 anni della storia del Milan. Non so se succederà ancora di portare il Milan ad un livello pari alle più grandi squadre del mondo.

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In panchina c’era Carlo Ancelotti:

Un allenatore e un amico. Carlo è una persona speciale. Averlo come allenatore è stata una fortuna per noi, per il Milan e anche per lo stesso Ancelotti. Lui sapeva gestire benissimo il rapporto con i calciatori. Creava un rapporto basato sulla fiducia e sulla condivisione. Non parlava molto ma il giusto. Ma quando parlava tu lo ascoltavi e capivi il perché delle sue scelte.

Shevchenko racconta anche un episodio che risale al momento del suo arrivo in rossonero.

È stato un momento speciale. è stato Ibrahim Ba a dirmi che se volevo il 7 potevo averlo. Due giorni dopo ricordo anche che mi chiamò un amico d’infanzia per dirmi che 7 in ebraico si dice “Sheva” (non ci potevo credere). Mi ha detto che mi avrebbe portato fortuna.

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