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L’Europa si taglia gli stipendi: l’esempio del Bayern, caos Barcellona

Se il calcio non riprende, bisognerà intervenire. Il sunto è questo e, arrivati a un certo punto, i giocatori non potranno sottrarsi all’inevitabile epilogo. Mentre in Italia si discute collettivamente sul discorso legato al taglio degli stipendi, che servirebbe principalmente ai club per evitare disastri economici in questo momento delicato, in tutta Europa le società stanno prendendo in considerazione misure drastiche in vista di quello che si preannuncia come un periodo molto buio. Le perdite sono incalcolabili e, paradossalmente, sono le grandi realtà a rimetterci di più, visto che con loro si è fermato anche tutto l’indotto – leggasi: ricavi commerciali -, che ha subito un brusco stop a causa dell’epidemia di Coronavirus ormai allargatasi a tutto il pianeta.

In Germania i calciatori si sono messi una mano sulla coscienza e hanno comunicato, di loro spontanea volontà, il taglio degli ingaggi. A cominciare la catena sono stati i tesserati del Borussia Moenchengladbach: giocatori, allenatore e staff tecnico hanno deciso di decurtarsi gli emolumenti del 20%, in modo tale da permettere alla proprietà di pagare gli stipendi anche a tutti quei dipendenti che operano dietro le quinte. A ruota, l’esempio del Fohlen è stato seguito anche da Bayern Monaco e Borussia Dortmund.

In Baviera, a dare l’ufficialità della decisione è stato un conclave formato da tutti i giocatori più rappresentativi della squadra: Neuer, Kimmich, Muller, Alaba e Lewandowski hanno sentenziato per tutti, anche loro stabilendo per un generoso 20%. Tra gli altri club volontari troviamo anche Mainz, Werder Brema e Schalke 04, ma a giorni anche il Bayer Leverkusen dovrebbe aggregarsi. Insomma, in Germania solidarietà e spirito sociale la fanno da padrone, anche se lo stop totale della Bundesliga pare ancora non essere stato preso in considerazione: la ripresa ufficiale, a oggi, è prevista per il 30 aprile.

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Coronavirus, nervi tesi a Barcellona: Messi e soci non accettano riduzioni

In Spagna le cose stanno invece andando diversamente. A Barcellona, il presidente Bartomeu ha fatto sapere di essere intenzionato a ridurre gli ingaggi per limitare perdite multimiliardarie. Infatti, con la Catalogna praticamente bloccata, il club ha dovuto sospendere non solo la vendita dei biglietti per le partite (qualora la stagione riprendesse, si giocherà probabilmente a porte chiuse), ma anche blindare il museo ufficiale e mettere le catene al Camp Nou. Il numero uno del club ha fatto sapere ai suoi big di essere obbligato ad abbassare il monte ingaggi del 70%, comunicando la decisione a Messi, Busquets, Piqué e Sergi Roberto. I quattro hanno riferito agli altri, ottenendo per ora un riscontro negativo.

Ma in Spagna il crollo economico pare drastico e inevitabile: alcuni club, tra i quali figura il Valencia, starebbero pensando addirittura al licenziamento temporaneo dei tesserati, l’unica maniera per far respirare le casse societarie. E, secondo la stampa locale, molti presidenti sarebbero inclini a utilizzare questa soluzione. Diverso il discorso per quanto riguarda la Francia, dove i club si stanno allineando verso il taglio degli stipendi secondo il principio della disoccupazione parziale, concesso in maniera straordinaria dal governo centrale. Lione, Montpellier, Nimes e Amiens l’hanno già formalizzata, gli altri seguiranno a ruota.

La Premier League, infine, semplicemente non ne parla. La FA sta lavorando per organizzare il ritorno in campo il prima possibile – si parla dei primi di giugno – mentre in Scozia il governo si è impegnato a pagare l’80% degli stipendi per chi prende meno di 2500 sterline. Difficile, quindi, che le società riescano ad aderire a questo piano studiato dalla politica britannica. Non resta quindi che prendere l’iniziativa, come ha fatto il capitano degli Hearts, Steven Naismith. Per venire incontro alla società si è dimezzato l’ingaggio, dichiarando di sentirsi in debito con il calcio, uno sport che gli ha letteralmente cambiato la vita.

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