Cannavaro e Ronaldo

Fabio Cannavaro: “Ronaldo? Immarcabile. L’unico che temevo”

In oltre 800 partite fra Serie A, Liga e Nazionale, Fabio Cannavaro di attaccanti ne ha dovuti marcare tanti. Qualcuno era fortissimo, altri meno, c’era quello sgusciante e quello potente, quello che andava via in velocità e quello che non lo spostavi nemmeno col carro attrezzi.

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Ronaldo l’incubo di Fabio Cannavaro

E poi c’era Ronaldo, uno che riuniva in se stesso tutte le singole doti degli altri attaccanti. Cannavaro lo ricorda ancora oggi come un incubo:

Sì, ho affrontato tanti attaccanti nella mia carriera, ma Ronaldo è stato l’unico che ho sempre temuto. Lui è stato l’attaccante della nostra generazione, il Fenomeno.

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Chissà il sollievo di Fabio Cannavaro quando nell’estate del 2006, con la medaglia di campione del mondo al collo e il Pallone d’Oro sottobraccio, varcò la porta degli spogliatoi del Bernabeu insieme al Fenomeno: giocarono insieme nel Real Madrid per mezza stagione, poi il brasiliano passò al Milan, ma era ormai un altro giocatore, limitato dai troppi infortuni devastanti che ne avevano minato il fisico, ma non oscurato il talento. Ricorda ancora Cannavaro:

Ronaldo era un mix unico di velocità e di potenza, non ho mai visto un altro attaccante come lui. Bisognava solo rispettarlo. Non aveva senso cercare di entrare nella sua testa, perché lui era già nella tua. 

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Il Fenomeno – due Palloni d’Oro, 1997 e 2002 – era tuono e fulmine, potenza e saetta e la saetta non la puoi fermare:

Era assolutamente immarcabile. Quello che potevi fare era cercare di anticiparlo, di limitarlo togliendogli spazio, perché quando aveva la palla e decideva di segnare, lui lo faceva e basta. Certo il Brasile aveva anche Romario, Roberto Carlos, Ronaldinho… ma Ronaldo era un’altra cosa.

Oggi Fabio Cannavaro è l’allenatore del Guangzou Evergrande, e Commissario Tecnico ad interim della nazionale cinese, in sostituzione di Marcello Lippi, che ha lasciato la panchina per diventare Direttore Tecnico.

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