Hakan Sukur oggi autista Uber

Hakan Sukur: da barista a Palo Alto a tassista a Washington

Lo avevamo lasciato più o meno un anno fa, in un bar pasticceria di Palo Alto, California, proprio a poca distanza dall’Università di Stanford. Lì lo aveva scovato un giornalista del New York Times, attratto dalla storia del più grande bomber della Nazionale della Turchia che, per motivi politici, era stato costretto a lasciare il suo paese e ad adattarsi a fare il barista, e aveva quindi raccontato al mondo gli anni più recenti di Hakan Sukur.

Anni precari, quelli trascorsi negli Stati Uniti dal goleador gentile con un passato in Serie A – Torino, Inter e Parma – e anche in Premier League, dove aveva vestito la maglia del Blackburn. Nulla di memorabile, per carità, tanto che se fosse stato brasiliano ci si sarebbe affrettati tutti a scrivere che Hakan soffriva di saudade: il meglio di sé, infatti, è riuscito a offrirlo in patria (Sakaryaspor e Bursaspor prima, Galatasaray poi) o direttamente per la patria.

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Sì, perché Sukur è ancora oggi il bomber più prolifico con la maglia della Nazionale della Turchia. E di gran lunga, pure, visto che il suo record è di 51 reti segnate, più del doppio di quelle realizzate da Burak Yilmaz che, secondo alle sue spalle, è fermo addirittura a quota 23. E le sue 112 presenze, messe insieme in 15 anni – fra il 1992 e il 2007 – sono state superate qualche anno dopo solo da un’altra leggenda del calcio della Mezzaluna, il portiere Rüştü Reçber arrivato a quota 120.

Hakan Sukur ora fa il tassista negli Usa

Come aveva raccontato allora lo stesso Hakan Sukur all’inviato del New York Times fra i tavolini del Tuts Bakery and Cafe, proprio per questi motivi in patria era considerato una specie di eroe nazionale. Una gloria cementata anche dai Mondiali 2002, quando aveva portato la Turchia lassù, dove in passato non era mai riuscita ad arrivare: sul podio mondiale, appunto, grazie alla vittoria sui padroni di casa della Corea del Sud. Un successo storico, quello al Daegu Stadium davanti a 65mila spettatori che sognavano lo stesso memorabile traguardo, e che porta appieno la sua firma, visto che Hakan – con 1 gol e due assist – mise lo zampino in tutte e tre le reti con le quali i ragazzi guidati da Senol Gunes superarono i coreani 2-3, frantumandone le speranze nel giro di mezz’ora.

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E proprio in quell’occasione Sukur mise anche a segno quello che le statistiche indicano tuttora come il gol più rapido nella storia della Coppa del Mondo: pronti via e prima del suo sinistro vincente erano passati soltanto 10,8 secondi! Due mesi dopo quella storica rete il bomber di Sakarya compì 31 anni e una stagione dopo tornò definitivamente in patria, al Galatasaray dove, prima di appendere gli scarpini al chiodo, mise in bacheca ancora 3 trofei – 25 quelli vinti complessivamente in carriera, di cui ben 24 in Turchia – e un titolo di capocannoniere turco. Quando decise di ritirarsi, poi, venne subito corteggiato da ambienti governativi perché entrasse in politica ma, fedelissimo di Fetullah Gulen – il leader inizialmente alleato di Erdogan ma in seguito accusato di aver ispirato il tentativo di colpo di stato del 2016 – cadde ben presto in disgrazia e fu costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti. Barista in California prima e autista Uber a Washington oggi, come ha rivelato Welt am Sonntag che lo ha rintracciato nella sua “seconda vita” americana:

Quando per un po’ ho gestito la caffetteria, ogni tanto capitava che alcune strane persone venissero nel mio bar.

Paure comprensibili, soprattutto per la sua famiglia, nuova fuga, dunque, e nuova vita a migliaia di chilometri di distanza per il bomber che non ha pace e che non può nemmeno difendersi:

Quale sarebbe stato il mio ruolo? Fino a oggi nessuno è stato capace di spiegarlo. Io ho fatto solo cose legali nel mio paese. Possono indicare quale crimine avrei commesso? No, sanno solo darmi del traditore o del terrorista. Sono un oppositore del governo attuale, ma non dello Stato o della nazione turca. Io adoro la nostra bandiera e il nostro Paese.

Colui che il giornale tedesco indica come il “Beckenbauer turco” non ce l’ha, in realtà, nemmeno con l’attuale governo né col suo presidente Erdogan. Lo rivela, infatti, in chiusura dell’intervista lo stesso Hakan Sukur, quando esprime quella che è la sua speranza per il futuro del paese, rivolgendosi direttamente al suo leader:

Torna alla democrazia, alla giustizia e ai diritti umani. Interessati ai problemi della gente e diventa il presidente di cui la Turchia ha bisogno.

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