La leggenda urbana sul finale alternativo di Holly e Benji

Qualunque appassionato di calcio nato cresciuto negli anni ’80 riserva un posto speciale nel proprio cuore a Holly e Benji, il più famoso cartone animato mai realizzato sul gioco più bello del mondo. Le avventure del piccolo Holly Hutton, innamorato del pallone e che partita dopo partita cresceva fino a diventare un calciatore professionista, hanno conquistato milioni di appassionati in Giappone – dove nacque dalla fantasia del giovane fumettista Yōichi Takahashi nel 1981 – come nel resto del mondo.

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Tra i fan alcuni, per giunta, davvero illustri: non è un segreto che Alessandro Del Piero abbia deciso di diventare un giocatore di calcio anche grazie a Holly e Benji, che ha ispirato anche allo stesso modo Hidetoshi Nakata, Zinedine Zidane e Neymar solo per fare alcuni nomi. Ancora in fase di pubblicazione, Capitan Tsubasa (questo il suo nome originale) ha avuto numerose serie che hanno accompagnato la crescita dai protagonisti dai primi tornei scolastici alla finale dei Mondiali.

Eppure, nonostante il finale della serie animata sia ben noto ai tanti fan che Holly e Benji si è conquistato in quasi quarant’anni di storia, resiste ancora oggi la credenza che il “vero finale”, presumibilmente mai andato in onda se non in Giappone, vedrebbe un Holly ormai adolescente risvegliarsi in un letto di ospedale, privo delle gambe perse in un incidente quando era appena un bambino: gli allenamenti con Roberto Sedinho, le sfide con il grande rivale Mark Lenders, la chiamata nel Giappone, il viaggio in Brasile e la vittoria nei Mondiali sarebbero stati soltanto il sogno di una mente che rifiuta di accettare la triste realtà.

Holly e Benji, la vera storia del presunto finale alternativo

Ebbene questo presunto “finale alternativo” – per qualcuno addirittura “il vero finale” – non è altro che una leggenda metropolitana che è stata smentita da anni, ma che grazie a internet e ad alcuni fan che sono arrivati a realizzare persino delle tavole (la maggior parte a dire il vero di scarsa qualità) che riproducono Holly con le gambe amputate e seduto in una sedia a rotelle, scena questa in parte ripresa dalla serie dove il campioncino più volte è fermato da alcuni infortuni.

Come ogni leggenda metropolitana che si rispetti, il tragico finale alternativo di Holly e Benji poggia su alcune basi apparentemente solide: all’inizio della serie viene infatti spiegato che il piccolo Holly considera da sempre il pallone come il proprio migliore amico e che questo, addirittura, una volta gli ha salvato la vita attutendo – in modo decisamente irrealistico, bisogna dire – un camion che lo aveva investito.

Proprio da questo preciso episodio, così come dall’utilizzo molto frequente della parola “sogno” durante tutto l’arco narrativo di una storia dove il protagonista non smette mai di inseguire i propri obiettivi, nasce la teoria che porta alcuni fan a sostenere che tutto quanto accaduto successivamente a quell’incidente sia stato soltanto immaginato dal piccolo Holly: la sua mente avrebbe ideato tutto, dalle prime vittorie nei campionati scolastici al trionfo sulla temibile Germania di Karl-Heinz Schneider nella Coppa del Mondo giovanile.

Niente di più falso: di questo presunto finale non esiste alcuna traccia nei manga, che sono nel frattempo andati ben oltre il finale dell’anime trasmesso in tv raccontando l’evoluzione delle carriere dei protagonisti (storia ripresa in parte dal remake dei primi anni 2000 Holly e Benji Forever) che sono finiti per la maggior parte a giocare in Europa. Celebre ad esempio è l’immagine di Mark Lenders con la maglia della Juventus e successivamente idolo (in prestito) nella Reggiana, mentre l’insuperabile portiere Benji si fa un nome in Germania.

Holly realizza il sogno di trasferirsi in Brasile, andando a indossare la maglia del Santos prima di raggiungere l’Europa quando viene ingaggiato dal Barcellona. La serie, che il suo autore Yōichi Takahashi ha definito “il lavoro di una vita”, è tutt’ora in produzione e il suo protagonista sta benissimo, prossimo a diventare il migliore al mondo e finalmente ricongiuntosi dopo molti anni con l’uomo che gli ha insegnato tutto sul calcio, l’ex-campione brasiliano Roberto Sedinho.

Il finale alternativo di Holly e Benji, a cui comunque in tanti continueranno ad abboccare, fa così parte della nutrita schiera di leggende metropolitane che circondano i più famosi cartoni animati di sempre, dalla morte di Nobita in Doraemon alla sigla italiana di Jeeg robot d’acciaio cantata dall’ancora sconosciuto Piero Pelù. Il video che circola in rete, in spagnolo, è stato montato nell’epoca precedente l’utilizzo massivo di internet utilizzando immagini originali e alcuni disegni amatoriali, guadagnandosi così una certa credibilità. Ma è falso: “Holly” Oliver Hutton, per sua e per nostra fortuna, non ha mai smesso di correre.

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