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Imprese memorabili: sette favole della storia del calcio

La lunga storia del calcio insegna che osare si può e che niente è impossibile, e che sono numerosi i precedenti che raccontano di squadre capaci di imprese memorabili, contro ogni pronostico. In campo, del resto, non vanno i milioni o i nomi altisonanti, e i sogni possono anche trasformarsi in realtà.

Abbiamo raccolto sette tra le favole più travolgenti che ci ha saputo raccontare la storia del calcio: alcune si sono interrotte a un passo dalla gloria, altre hanno trovato compimento contro tutti e tutto.

Dalla Francia fino alla Serie A, dall’Inghilterra del XIX secolo fino a quella dei giorni nostri, senza tralasciare le imprese di Danimarca e Grecia capaci di salire sul tetto d’Europa da autentiche outsider. Ecco allora sette imprese memorabili, sette storie calcistiche che resteranno per sempre scritte negli annali di questo magico sport:

L’impresa epocale del Blackburn Olympic

Nel calcio nessuna impresa è davvero impossibile. Un insegnamento che in Inghilterra hanno mandato a memoria già nel lontano 1883, quando una squadra di operai di cui nessuno aveva mai sentito parlare prima – e di cui si è purtroppo perso la memoria successivamente – conquistò la FA Cup stravolgendo il mondo del football per com’era stato fino ad allora conosciuto e trascinandolo nell’epoca moderna.

Il Blackburn Olympic era la squadra di Sidney Yates, noto imprenditore cittadino nel campo della siderurgia. Grande appassionato di football, Yates aveva constatato che nella Coppa d’Inghilterra vincevano sempre le stesse squadre, rappresentanti le migliori scuole private del Paese, per un motivo molto semplice: chi vi giocava era benestante, poteva permettersi di non lavorare e comunque non avrebbe mai fatto lavori fisicamente logoranti, mentre gli operai delle piccole cittadine finivano immancabilmente per pagare dazio alla fatica della vita quotidiana.

Ecco perché Yates, in un’epoca in cui il professionismo era strettamente proibito, assunse nelle sue aziende i migliori calciatori che il circondario poteva offrire e insieme al player-manager Jack Hunter studiò per loro una serie di agevolazioni e orari ridotti che avrebbero permesso di dedicarsi quasi completamente al pallone. L’esperimento funzionò, il Blackburn Olympic raggiunse la finale di Londra e qui superò i fortissimi Old Etonians, gli ex-studenti di Eton che fino a quel giorno avevano fatto il bello e il cattivo tempo nel calcio inglese. Questo trionfo epocale avrebbe segnato la nascita del professionismo, la scomparsa delle squadre universitarie e l’ascesa dei club calcistici per come oggi li conosciamo. Indiscutibilmente, e per la prima volta, la storia fu scritta.

Il Nottingham Forest di Clough

Sempre restando in Inghilterra, impossibile non conoscere l’impresa centrata, a quasi un secolo di distanza da quella dell’Olympic, dal Nottingham Forest di Brian Clough. Pur essendo uno dei club più antichi al mondo, il Forest non era mai stato considerato una squadra degna di particolare attenzione, ma l’arrivo di Clough in panchina cambiò tutto: desideroso di riscattarsi dopo la delusione vissuta alla guida del Leeds (e ben narrata nel noto “Il Maledetto United”) “Cloughie” formò una squadra incredibile praticamente dal nulla affidandosi al suo fidato vice Peter Taylor e alle sue grandi doti tattiche e motivazionali.

Neo-promosso in massima serie, quel Nottingham Forest vinse immediatamente il campionato, un’impresa straordinaria ma che era soltanto l’inizio di qualcosa di ancor più epico: la stagione successiva, infatti, i Reds trionfavano nella loro prima partecipazione alla Coppa dei Campioni, superando 1-0 gli svedesi del Malmoe nella finalissima giocata all’Olympiastadion di Monaco di Baviera. Nel giro di due anni la squadra era passata dal giocare in seconda serie a sedere sul tetto d’Europa, dove arrivò persino a confermarsi l’anno successivo ripetendosi contro l’Amburgo. Probabilmente quella centrata da Clough a Nottingham è la più grande impresa nella storia del calcio.

Il Verona di Bagnoli e quella cavalcata inarrestabile

Nel 1985 il Verona riuscì incredibilmente e contro ogni pronostico a laurearsi campione d’Italia, centrando un traguardo che nessuno avrebbe mai previsto a inizio campionato e che divenne reale giorno dopo giorno. Il merito fu di un grande allenatore, Osvaldo Bagnoli, e di una serie di calciatori che trascinati dall’entusiasmo si scoprirono campioni riuscendo a resistere in testa dall’inizio alla fine nonostante gli addetti ai lavori pronosticassero un calo che invece non arrivò mai.

Domenica dopo domenica l’Hellas costruì il suo sogno, dimostrando come anche nel calcio degli anni ’80, ormai moderno e dominato dai milioni, potessero ancora trovare spazio le favole: lo Scudetto degli scaligeri permise ai vari Garella, Fanna, Galderisi e Elkjaer di entrare nella storia per sempre ed è ancora oggi la più grande favola mai raccontata dal calcio in Italia.

Danimarca e Grecia sul tetto d’Europa

Anche a livello di nazionali saranno per sempre ricordate le imprese di cui furono capaci ai campionati Europei Danimarca e Grecia: nel 1992 i danesi, eliminati nelle qualificazioni, furono chiamati a partecipare al torneo dalla UEFA in seguito alla squalifica della Jugoslavia, fermata dalla Guerra nei Balcani. Priva del proprio miglior calciatore, Michael Laudrup, la Danimarca riuscì a scrivere la storia prima superando all’ultimo tuffo la Francia ai gironi e poi eliminando incredibilmente l’Olanda campione d’Europa in carica e, in finale, la Germania che appena due anni prima aveva vinto i Mondiali.

L’impresa danese sarebbe stata ripetuta 12 anni dopo dalla Grecia, nazionale che mai aveva ottenuto alcun riconoscimento di sorta e che si presentava a Euro 2004 come cenerentola della competizione. Privo di nomi di rilievo, il ct tedesco Rehhagel formò una squadra coriacea e incredibilmente coesa, epica nella sua capacità di difendere la porta difesa da Nikopolidis e brava a sfruttare le poche occasioni offensive a disposizione: con tre 1-0 consecutivi i greci eliminarono nell’ordine Francia, Repubblica Ceca e nella finalissima ebbero la meglio sul Portogallo padrone di casa, portando sul tetto d’Europa un movimento che mai si sarebbe immaginato capace di tanto.

Sognare si può, lo dice il Calais

ll Calais è un piccolo club di dilettanti che nel 2000 fece sognare tutta la Francia. Protagonisti di una cavalcata incredibile, i “canarini” guidati dall’ispano-francese Ladislas Lozano, stabilmente in quarta serie e rappresentanti di una piccola quanto incantevole cittadina riuscirono in Coppa di Francia a eliminare una dopo l’altra una serie di squadre ben più blasonate: Lille, Cannes, Strasburgo e Bordeaux finirono per doversi piegare contro una squadra formata da insegnanti, magazzinieri, commessi e precari.

Il sogno del Calais si interruppe proprio sul più bello: allo Stade de France, pur chiudendo il primo tempo in vantaggio contro il Nantes, pur tenendo bene il campo contro una squadra di Ligue 1, i dilettanti di cui tutta la Francia si era innamorata finirono per cadere 2-1 proprio all’ultimo minuto, beffati da un gol segnato su un rigore talmente dubbio che ancora oggi qualcuno dei protagonisti di quell’impresa, tornati rapidamente nell’anonimato, se lo sogna ancora.

Il Leicester City di Ranieri

L’ultima impresa che il calcio ricorda è quella centrata dal Leicester City, che nel 2015 ingaggia l’allenatore italiano Claudio Ranieri con l’obbiettivo di centrare una tranquilla salvezza dopo quella da brividi ottenuta la stagione precedente. Il tecnico romano sembra ormai fuori dal calcio che conta, e la rosa che si trova ad avere a disposizione non presenta alcun nome degno di nota. Ma il calcio, ce lo insegneranno proprio le “Foxes”, non si gioca né con i nomi né con i milioni. Pur potendo vantare una società solida alle spalle e entrate importanti – quello inglese è già il campionato più ricco al mondo – queste non sono minimamente paragonabili a quella a disposizone di realtà rinomate come Arsenal, Manchester City e United, Tottenham e Chelsea.

Eppure il Leicester riesce incredibilmente a mettere in fila tutti, scoprendo la classe di Mahrez, le parate del figlio d’arte Schmeichel, la grinta di Kanté e Driknwater e i gol di Vardy, ex-operaio trasformatosi in bomber implacabile. Nonostante anche in questo caso gli esperti si affannino a prevedere un calo fisico e mentale, questo non avverrà mai: troppo forte è l’entusiasmo che spinge i ragazzi di Ranieri, troppo bello il sogno di entrare nella storia per potersi svegliare. Circondato dall’entusiasmo che prima coinvolge tutta l’Inghilterra e poi addirittura il resto del mondo, il Leicester conquista la Premier League 2015/2016, dimostrando che nel calcio ci sarà sempre spazio per le favole.

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