Sammer

Matthias Sammer: l’incomprensibile Pallone d’Oro 1996

E il vincitore è… rullo di tamburi, calano le luci. Il meno atteso viene illuminato. Siamo nel 1996 e sul palco a ritirare il Pallone d’Oro non sale né Ronaldo (il Fenomeno) né Del Piero, che pure ha vinto Champions League e Coppa Intercontinentale da protagonista assoluto. C’è un tedesco, c’è un difensore, c’è Matthias Sammer.

Ma facciamo un passo indietro. Sammer comincia a giocare a 9 anni nella Dynamo Dresda, la squadra della sua città. Lì aveva giocato anche suo padre Klaus. In quel periodo la Dynamo non gioca in Bundesliga ma nel campionato della Germania dell’Est. C’è il Muro, c’è la Stasi, c’è un mondo isolato. A 17 anni Sammer vince campionato e coppa con le giovanili della Dynamo Dresda. L’esordio nel massimo campionato della DDR arriva a 18 anni appena compiuti nella partita disputata a Magdeburgo. A mandarlo in campo è proprio papà Klaus, all’epoca allenatore della prima squadra.

Cresciuto come difensore, Klaus lo vede come attaccante e Sammer si ritrova all’improvviso a fare le reti, non più a evitarle. I risultati? Comunque discreti: con 8 gol finisce la stagione come secondo miglior marcatore del club. Di lui si comincia a parlare anche fuori dal campo, il che è sempre significativo. Si dice perfino sia una spia della Stasi, ma è una voce infondata.

Bundesliga, Matthias Sammer: l’incomprensibile Pallone d’Oro

Cambiato allenatore, Sammer arretra sempre più. In quegli anni però la politica ha una particolare importanza. Specie in Germania. Perché cade il Muro che divide Est e Ovest. Reiner Calmund, manager del Bayer Leverkusen, ne approfitta subito e va a caccia dei migliori giocatori provenienti dal campionato della DDR. Il 15 novembre del 1989 è allo stadio durante l’amichevole fra l’Austria e la Germania dell’Est. O meglio: è negli spogliatoi per trattare direttamente con i giocatori. Il 16 novembre deposita subito i contratti di campioni quali Ulf Kirsten, Matthias Sammer e Andreas Thom. Il Leverkusen ha anticipato tutti.

Per tamponare la sindrome da shopping compulsivo del Bayer, deve intervenire niente meno che Helmut Kohl. Il cancelliere spiega ai dirigenti del Leverkusen che non è politicamente conveniente creare una squadra con i migliori talenti provenienti dall’Est. Il Bayer decide quindi di liberare Sammer che passa così allo Stoccarda.

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Poi il grande equivoco Inter: lì rimane solo fino a gennaio. Accetta infatti l’offerta nerazzurra per giocare con Klinsmann, Brehme e Matthaus. Piccolo problema: erano tutti stati venduti. Tante anche le incomprensioni con mister Bagnoli: il tecnico lo vuole regista, lui però in campo avanza e gioca da trequartista. Solo pochi mesi e torna in Germania, stavolta al Borussia Dortmund. In giallonero incontra Hitzfeld che lo trasforma in un vero e proprio libero offensivo.

Lui, l’unico a interpretare così il ruolo. Perfino in nazionale viene spostato. Fino ad arrivare al 1996. Quell’anno vince da protagonista l’Europeo, ma Sammer di fatto è un vero e proprio equivoco. Come dimostra la decisione di premiarlo con il Pallone d’Oro. Matthias era un ottimo libero, ma non era il migliore al mondo. Era un ottimo regista, ma non era il migliore. Era un discreto attaccante, ma non il migliore. Da Baresi a Del Piero fino a Ronaldo, c’erano tanti giocatori che avrebbero meritato più. In ruoli diversi. Eppure, signore e signori, il vincitore nel 1996 è proprio lui. Incomprensibile.

Pallone d’oro 1996: la classifica generale

Di seguito la classifica finale del Pallone d’oro del 1996: Matthias Sammer si mise alle spalle giocatori del calibro di Ronaldo e Alessandro Del Piero:

  1. Matthias Sammer, Borussia Dortmund – 144 punti
  2. Ronaldo, PSV /Barcellona – 141 punti
  3. Alan Shearer, Blackburn/Newcastle – 109 punti
  4. Alessandro Del Piero, Juventus – 65 punti
  5. Jürgen Klinsmann, Bayern Monaco – 60 punti
  6. Davor Šuker, Siviglia/Real Madrid – 38 punti
  7. Éric Cantona,  Manchester Utd – 24 punti
  8. Marcel Desailly, Milan – 22 punti
  9. Youri Djorkaeff, Paris Saint-Germain/Inter – 20 punti
  10. George Weah, Milan – 17 punti

di Elmar Bergonzini

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