Mondiali: i capocannonieri di tutte le edizioni dal 1930 al 2018

In un’epoca dove le squadre di club la fanno ormai da padrone, con i loro campioni sempre più strapagati e una Champions League che ormai assomiglia sempre più a una Super Lega continentale, autentica passerella per i club più ricchi e potenti, i Mondiali restano l’avvenimento più importante nel mondo del calcio.

La Coppa del Mondo, il confronto tra le migliori selezioni nazionali provenienti da ogni angolo del pianeta, continua ad esercitare un fascino senza pari in ogni appassionato, e con essa i suoi protagonisti: tra questi meritano di essere citati senza alcun dubbio i capocannonieri di ogni singola edizione, che la FIFA premia dal 1982 con la Scarpa d’oro ma che anche prima dei Mondiali spagnoli si garantivano con i loro gol un posto immortale nella storia di questa competizione e, di conseguenza, in quella del calcio stesso.

Il primo re dei bomber ai Mondiali fu l’argentino Guillermo Stabile, mentre il Paese che ha espresso più capocannonieri è il Brasile, capace di issare in vetta a questa particolare classifica ben cinque giocatori. Il record di gol assoluto appartiene al tedesco Klose con 16 gol totali, mentre quello di una singola edizione fu stabilito da un francese, Just Fontaine, capace nel 1958 di andare a segno 13 volte in appena 6 gare. Soltanto in 4 occasioni su 20 il re dei bomber giocava nella squadra poi vincitrice della manifestazione.

Mondiali: i capocannonieri di ogni edizione dal 1930 al 2018

Uruguay 1930 – Guillermo Stabile (Argentina), 8 gol

Il primo fu l’argentino Guillermo Stabile, che nella prima edizione dei Mondiali, era il 1930, fu capace di segnare ben 8 reti in appena 4 partite. Nato a Buenos Aires, quarto di dieci fratelli di una famiglia di origine italiana, Stabile realizzò una tripletta contro il Messico e una doppietta contro il Cile nella fase a gironi, quindi mise a segno altri due gol nella semifinale vinta contro gli Stati Uniti e una in finale contro l’Uruguay.

Queste reti non sarebbero bastate all’Argentina per alzare la coppa, che invece andò ai padroni di casa della Celeste, ma avrebbero dovuto garantire un ricco futuro al bomber, immediatamente ingaggiato come professionista dal Genoa. Giunto in Italia si sarebbe presentato con una tripletta all’esordio, prima che una serie di gravi infortuni arrestassero di fatto la sua carriera.

Soprannominato “El Filtrador” per la bravura nel leggere i movimenti della difesa avversaria e poi colpire con freddezza, sfrutterà questa innata visione di gioco riciclandosi come allenatore di successo: commissario tecnico dell’Argentina per quasi vent’anni, la guiderà in ben 127 partite e alla conquista di ben sei edizioni della Copa America.

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Italia 1934 – Oldrich Nejedly (Cecoslovacchia), 5 gol

A succedere a Stabile sul trono di miglior goleador dei Mondiali, nel 1934, sarà il cecoslovacco Oldrich Nejedly, interno mancino dello Sparta Praga dotato di mirabolanti doti tecniche e di una perfetta capacità di inserirsi sfruttando gli spazi aperti dagli attaccanti. Nella seconda edizione dei Mondiali è determinante fino alla finale: segna il gol del 2-1 sulla Romania agli ottavi di finale, quindi si ripete con la rete del 3-2 nella combattuta sfida contro la Svizzera.

In semifinale gioca quella che forse è la sua miglior partita di sempre, realizzando tutte e tre le reti con cui i danubiani mandano a casa la Germania. Come già accaduto al suo predecessore Stabile, però, in finale la squadra del bomber, la Cecoslovacchia, cade contro i padroni di casa: stavolta è l’Italia a trionfare, al termine di un’epica rimonta.

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Francia 1938 – Leonidas (Brasile), 7 gol

Quattro anni dopo, in Francia, Nejedly e la Cecoslovacchia contano di riprendere il discorso interrotto sul più bello nell’edizione precedente. Ma devono fare i conti con il Brasile del “Diamante Nero” Leonidas, che se non è l’inventore della rovesciata certo è il primo a utilizzarla per segnare con frequenza. Centravanti straordinario, segna una tripletta al primo turno nel roboante 6-5 con cui i brasiliani superano la Polonia, quindi si ripete proprio contro la squadra di Nejedly in una gara in cui entrambi vanno in rete nell’1-1 finale.

La gara sarà ripetuta e vedrà Leonidas andare ancora a segno: Nejedly saluta così la competizione (è ancora oggi il miglior bomber cecoslovacco nella storia dei Mondiali) mentre Leonidas, stanchissimo, viene lasciato a riposo nella semifinale contro l’Italia. Il turn-over sudamericano si rivela azzardato, gli azzurri vincono e si avviano verso il secondo trionfo mondiale consecutivo, con il Brasile che deve ancora rimandare l’appuntamento con la gloria.

Leonidas da Silva segnerà valanghe di reti spettacolari nel corso della sua lunga carriera, diventando il primo idolo delle folle brasiliane dopo il pioniere Arthur Friedenreich. Ispirerà anche tantissimi futuri campioni, per cui non è una sorpresa che 12 anni dopo i Mondiali di Francia, a conflitto finito, molte cose siano cambiate nel mondo ma non il fatto che i più grandi attaccanti al mondo sono brasiliani.

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Svezia 1950 – Ademir (Brasile), 9 gol

Il 1950 è il torneo che passa alla storia per essere stato il primo – e l’ultimo – a prevedere al posto di una finale un girone conclusivo che vedrà la squadra meglio classificata laurearsi campione del mondo. Eppure la magia del calcio fa si che una finale di fatto più o meno si svolga ugualmente, ed è la sfida tra Brasile e Uruguay che passerà alla storia come “Maracanazo”.

I brasiliani padroni di casa ci arrivano sulle ali dell’entusiasmo creato da risultati roboanti e un gioco spettacolare finalizzato al meglio da Ademir, centravanti del San Paolo in un certo senso responsabile della nascita della difesa a quattro, dato che un solo marcatore non basta per arginarne le straordinarie qualità. Dopo aver segnato due gol nel girone eliminatorio, Ademir si scatena in quello finale con un poker alla malcapitata Svezia e un’altra rete rifilata alla Spagna.

Come già accaduto in passato a Stabile e Nejedly, la squadra del bomber del torneo cadrà proprio sul più bello: l’Uruguay nella partita finale supera i brasiliani, schiacciati dalla pressione degli oltre 200mila connazionali presenti sulle tribune del Maracanà e pronti a festeggiare, e vince un torneo che i sudamericani – che dopo questa sconfitta abbandonano la divisa bianca e passano all’attuale verde-oro – hanno dominato fino agli ultimi, determinanti, 90 minuti.

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Svizzera 1954 – Sandor Kocsis (Ungheria), 11 gol

Nel 1954 la storia si ripete con Sandor Kocsis e la Grande Ungheria, che arriva in finale e cade contro la Germania Ovest mentre questo interno dalle grandi qualità atletiche, specialista nel gioco aereo con cui segnerà la metà dei suoi gol, si laurea capocannoniere con 11 reti in 5 partite. Ancora una volta il miglior marcatore del torneo stecca in finale, una rarità se consideriamo che Kocsis segnerà un totale di 75 reti in 68 gare con la Nazionale, abbandonata poi con la fuga in Spagna in seguito alla mancata rivoluzione ungherese.

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Svezia 1958 – Just Fontaine (Francia), 13 gol

Quattro anni dopo, siamo nel 1958, il Brasile è finalmente e per la prima volta sul tetto del mondo, scoprendo la classe di Garrincha e di un certo Pelé. Tuttavia a rubare la scena a questi due fenomeni è un francese nato in Marocco, Just Fontaine: centravanti dello Stade Reims, soltanto all’ultimo si è conquistato un posto da titolare nei Bleus, posto che dimostra di meritare segnando ben 13 gol in sole 6 partite, un record che resiste ancora oggi in una singola edizione dei Mondiali.

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Cile 1962 – Florian Albert (Ungheria)/Valentin Ivanov (URSS)/Drazan Jerkovic (Jugoslavia)/Leonel Sanchez (Cile)/Vavà (Brasile)/Garrincha (Brasile), 4 gol

Gli infortuni fermeranno presto la carriera di Fontaine, e nel 1962 toglieranno dai protagonisti annunciati dei Mondiali in Cile il grande Pelé. Sarà questa un’edizione dei Mondiali dove nessun bomber si distinguerà in particolare, tanto che ben cinque giocatori si laureeranno capocannonieri: con le regole attuali il premio andrebbe a chi ha giocato meno gare, ma dato che ai tempi non esiste questa discriminante ecco che l’ungherese Florian Albert, il sovietico Valentin Ivanov, lo jugoslavo Drazan Jerkovic, il cileno Leonel Sanchez e i brasiliani Vavà e Garrincha vanno tutti ricordati allo stesso modo.

Inghilterra 1966 – Eusebio (Portogallo), 9 gol

Nel 1966 il football “torna a casa”: si gioca in Inghilterra, la patria degli inventori del calcio, e a trionfare sono proprio i padroni di casa guidati dalla classe di Bobby Charlton e dalla vena realizzativa di Geoff Hurst. A finire sul trono dei bomber è però il portoghese Eusebio, quello che molti considerano la risposta europea a Pelé: tolto che si tratta di un africano – è nato in Mozambico – il paragone è tutt’altro che irriverente, dato che “la Pantera Nera” gioca a tutto campo e segna con una frequenza impressionante. Nei Mondiali del 1966 realizza 9 reti in appena 6 gare, trascinando il Portogallo al terzo posto finale.

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Messico 1970 – Gerd Muller (Germania Ovest), 10 gol

Quello del 1970 è un Mondiale che noi italiani ricordiamo con particolare affetto: è l’edizione in cui viene giocata quella che passerà alla storia come “la partita del secolo”, Italia-Germania 4-3, è la Coppa del Mondo dove gli azzurri arrivano fino in finale ma devono arrendersi di fronte a quella che viene considerata da tantissimi esperti la squadra più forte della storia, il Brasile dei “cinque numeri 10”, con Pelé all’apice della sua grandezza.

Non sarà certo forte come il super campione brasiliano, ma Gerd Muller è un attaccante molto concreto e dotato di un innato fiuto del gol che lo rende un bomber praticamente inarrestabile all’interno dell’area di rigore. Negli anni successivi guiderà il Bayern Monaco a una serie incredibile di successi nazionali e internazionali e sarà il centravanti titolare della Germania campione d’Europa nel 1972 e campione del mondo nel 1974, ma già a Mexico ’70 mostra al mondo cosa sa fare andando a segnare ben 10 reti in 6 partite tra cui due triplette a Bulgaria e Perù e una doppietta all’Italia nella suddetta “partita del secolo”.

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Germania 1974 – Stal Mielec (Polonia), 7 gol

I Mondiali del 1974 in Germania sono quelli che passeranno alla storia per l’avvento dell’Olanda e del Calcio Totale, ma a trionfare saranno i solidi determinatissimi tedeschi padroni di casa. A spiccare in quello che possiamo definire il primo Mondiale “moderno” è anche la Polonia di Grzegorz Lato, stella dello Stal Mielec e giocatore dalla classe confinata in patria dal regime comunista allora vigente, mentre quattro anni dopo il capocannoniere è per la prima volta, se escludiamo il curioso “arrivo a cinque” del 1962, il bomber dei campioni.

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Argentina 1978 – Mario Kempes (Argentina), 6 gol

Sono i Mondiali del 1978 in Argentina, quelli macchiati dal sangue dei desaparecidos, dall’indifferenza del mondo nei confronti di un regime militare spietato e dalla combine con il Perù che porta i padroni di casa in finale a spese del Brasile. In questo squallore brilla però la stella di Mario Kempes, attaccante di grande classe e unico convocato a giocare in un campionato estero: “El Matador” è innegabilmente un attaccante di razza, e lo dimostra decidendo la finale contro l’Olanda con una doppietta.

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Spagna 1982 – Paolo Rossi (Italia), 6 gol

Nella Coppa del Mondo del 1982 viene istituito per la prima volta il premio ufficiale della “Scarpa d’Oro”, e il suo primo vincitore è un protagonista davvero inatteso, l’italiano Paolo Rossi. Esploso in provincia, trasferitosi alla Juventus, è appena rientrato dopo una squalifica per calcioscommesse e in molti hanno storto il naso quando il ct azzurro Bearzot ha chiamato lui e non il bomber della Roma Pruzzo. Dopo quattro gare a vuoto, Rossi riesce finalmente a ripagare la fiducia del suo allenatore segnando la tripletta che stende il Brasile, quindi decide anche la semifinale con la Polonia con una doppietta e infine apre le marcature nella finale vinta 3-1 contro la Germania Ovest.

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Messico 1986 – Gary Lineker (Inghilterra), 6 gol

Ai Mondiali del 1986 disputati in Messico, a imporsi nella classifica dei marcatori fu Gary Lineker, che con i suoi 6 gol trascinò l’Inghilterra fino ai quarti di finale contro l’Argentina. Segnò anche in quell’occasione, ma quella fu la partita che ebbe un solo grande protagonista, Diego Armando Maradona: prima la ‘mano de Dios’, tre minuti dopo il ‘Gol del secolo’, con metà dei giocatori della squadra inglese, compreso il portiere, saltati come birilli.

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Italia 1990 – Salvatore Schillaci (Italia), 6 gol

Salvatore Schillaci, trionfatore a Italia 1990, ha molto in comune con Gary Lineker: entrambi esplosi in provincia, entrambi capocannonieri mondiali con 6 reti, finiranno entrambi in Giappone a fine carriera, cercando di trainare il movimento calcistico del Sol Levante. Purtroppo per loro, a entrambi i Mondiali porteranno gloria personale ma non a livello di squadra.

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USA 1994 – Oleg Salenko (Russia)/Hristo Stoichkov (Bulgaria), 6 gol

Nel 1994 negli Stati Uniti avviene il secondo – e per ora ultimo – arrivo a pari merito: il russo Oleg Salenko e il bulgaro Hristo Stoichkov sono entrambi capocannonieri con 6 reti, con la particolarità che il primo ha raggiunto questo traguardo con un vero e proprio exploit, segnando 5 gol in una sola partita contro il Camerun.

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Non sorprende che la sua carriera finirà in pratica qui, mentre Stoichkov – trascinatore di una Bulgaria irripetibile – giocherà nei migliori club al mondo e proprio nell’anno dei Mondiali americani vincerà il Pallone d’Oro.

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Francia 1998 – Davor Suker (Croazia), 6 gol

I Mondiali del 1998 vedono trionfare la Francia di Zinedine Zidane, capace di stendere in finale il Brasile di un irriconoscibile Ronaldo, atteso protagonista anche nella corsa alla Scarpa d’Oro conquistata invece dal croato Davor Suker, trascinatore di una Nazionale sorta solo pochi anni prima e capace di centrare uno splendido terzo posto.

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Giappone e Corea del Sud 2002 – Ronaldo (Brasile), 8 gol

Ronaldo, martoriato dagli infortuni, si prenderà il posto da protagonista che gli spetta nel 2002 nell’edizione ospitata congiuntamente da Giappone e Corea del Sud; terminale offensivo di un attacco atomico che comprende anche Rivaldo e Ronaldinho, “il Fenomeno” decide sia la semifinale contro la Turchia che la finale contro la Germania, superata dai verde-oro grazie a una sua doppietta. Le sue 8 reti totali mettono oltretutto fine a un trend che durava dal 1978 e che vedeva il capocannoniere del torneo fermarsi a quota 6, permettendo inoltre al vincitore della Scarpa d’Oro di vincere anche il Mondiale, fatto accaduto per l’ultima volta nel 1982 con Paolo Rossi e l’Italia.

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Germania 2006 – Miroslav Klose (Germania), 5 gol

In Germania, nel 2006, l’Italia torna a vincere i Mondiali grazie a un gioco che ne esalta le qualità difensive: le stelle dei campioni sono il portiere Buffon e i difensori Grosso, Materazzi e Cannavaro. In un torneo dove manca un attaccante che spicchi in modo netto sugli altri, la Scarpa d’Oro va al tedesco di origine polacca Miroslav Klose, che segna appena 5 gol tra cui due doppiette al primo turno contro Costa Rica e Ecuador.

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Sudafrica 2010 – Thomas Muller (Germania), 5 gol

Ancora tedesco il capocannoniere di Sudafrica 2010: è l’attaccante a tutto campo Thomas Muller, 5 gol come lo spagnolo Villa e l’olandese Sneijder, entrambi finalisti e quindi in possesso di un maggiore minutaggio.

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Brasile 2014 – James Rodriguez (Colombia), 6 gol

Nel 2014 in Brasile a conquistare la Scarpa d’Oro è nuovamente un calciatore che come nel caso di Muller non è un attaccante, il colombiano James Rodriguez. Sono 6 le reti che “El Bandido” – che in quell’estate passerà al Real Madrid dal Monaco – segna in cinque partite che lo vedono sempre iscrivere il proprio nome nel tabellino dei marcatori, un bottino che gli permette di superare proprio il capocannoniere in carica Thomas Muller, che manca così la possibilità storica e mai verificatasi di vincere due Scarpe d’Oro consecutive.

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Russia 2018 – Harry Kane (Inghilterra), 6 gol

Nell’edizione del 2018 disputata in Russia, la Scarpa d’Oro va all’attacante del Tottenham e della nazionale inglese Harry Kane, che con i suoi 6 gol ha contribuito a condurre i Tre Leoni al quarto posto finale: cinque reti messe a segno nella fase a gruppi (2 alla Tunisia, 3 a Panama), una alla Colombia negli ottavi di finale.

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