La storia delle 10 punizioni più belle di Andrea Pirlo

Andrea Pirlo e le sue punizioni. Il Maestro. Il direttore d’orchestra, il più grande regista mai prodotto dal calcio italiano. Titoli nobiliari infiniti, come Daenerys Targaryen. Invece di “dracarys”, però, Fabio Caressa urlava “la Maledetta!” ogni volta che il fuoriclasse bresciano beffava il portiere di turno. In fisica si chiama effetto Magnus, in campo si traduceva in una traiettoria impossibile da prevedere. E che ha proiettato il campione del mondo 2006 nel Pantheon degli specialisti dei calci di punizione.

Nella sua carriera, però, l’ex faro della Nazionale non si è limitato a eseguire solo la Maledetta: il repertorio dei suoi tiri da fermo è vasto quanto il suo talento. Che l’ha portato a eguagliare il record di un altro cecchino infallibile come Sinisa Mihajlovic: entrambi hanno realizzato 28 reti su punizione in Serie A. In Champions League, con 5 gol, Andrea è terzo: dietro a Cristiano Ronaldo e, ancora più su, Juninho Pernambucano.

Eccolo, il modello di paragone assoluto. Come ogni maestro che si rispetti, anche l’ex genio azzurro è stato prima di tutto un allievo provetto: ha studiato e ristudiato la tecnica di calcio del brasiliano, primatista mondiale della specialità con 75 punizioni trasformate in carriera. Da lui ha preso ispirazione, modellando a sua volta il proprio biglietto da visita. Senza Juninho, è acclarato, non ci sarebbe stata la “maledetta”. Proprio come, senza Cimabue, magari non avremmo conosciuto Giotto. Pittura o traiettorie balistiche che siano, sempre di arte si tratta.

Andrea Pirlo spiega la Maledetta

Ma anche la scienza, nel caso delle punizioni di Pirlo, può dire la sua. Nel 2014, il prestigioso Massachusetts Institute of Technology ha cercato di capire cosa si celasse dietro quella rotazione beffarda impressa al pallone. La risposta, come anticipato, è in nel fenomeno della fluidodinamica scoperto nel XIX secolo da Gustav Magnus: è l’effetto che provoca la variazione della traiettoria di un corpo rotante immerso in fluido in movimento, che nel caso del calcio è l’aria. Per spiegarlo a modo suo, il nostro Andrea ha scelto invece la filosofia. Nella sua autobiografia, pubblicata nel 2013 con il titolo “Penso quindi gioco”, il sei volte campione d’Italia ha raccontato per filo e per segno la genesi della Maledetta. Che affonda le radici inevitabilmente in Juninho Pernambucano:

Non sbagliava mai, ho guardato le statistiche e ho capito che non poteva essere un caso […] L’ho studiato, ho raccolto CD, DVD, addirittura vecchie fotografie delle sue partite, e alla lunga ho capito. Non è stata una scoperta immediata, ci sono volute pazienza e costanza. Quindi andavo al campo e provavo a imitarlo, all’inizio senza alcun risultato.

Palloni su palloni calciati, nei suoi primi anni al Milan, sopra la traversa o al di là delle recinzioni. Poi la svolta. Nel momento del bisogno, letteralmente. In un luogo spesso troppo sottovalutato come ambiente ideale per le riflessioni:

L’illuminazione è arrivata mentre mi trovavo in bagno. Sarà poco romantico, ma è andata esattamente così. La ricerca della verità non mi abbandonava mai, pensavo sempre a quello e nell’istante dello sforzo massimo hanno ceduto gli argini, in tutti i sensi: la ricetta della magia che stavo inseguendo non dipendeva dal punto in cui veniva colpita la palla, ma dal come. Juninho non la prendeva con tutto il piede, bensì con sole tre dita.

Eureka! Andrea aveva compreso il grande segreto che rendeva il fuoriclasse del Lione così implacabile:

La palla andava calciata da sotto, usando le prime tre dita del piede. E il piede andava tenuto il più dritto possibile e poi rilasciato con un colpo secco. In quel modo la palla in aria restava ferma e, a un certo punto, scendeva velocemente verso la porta, girando con l’effetto. Senza saperlo, eccola, la “maledetta”, come qualcuno avrebbe poi ribattezzato quel tipo di tiro.

Quel qualcuno fu appunto Fabio Caressa, come ha rievocato lui stesso qualche tempo a Sky Sport:

Ricordo perfettamente la prima volta: era il 29 ottobre 2005, Milan-Juventus. Andrea si appresta a calciare la punizione, mette il pallone in posizione, tira e la sfera prende una traiettoria stranissima, facendo fare una bruttissima figura a Chimenti. Ecco la Maledetta: un portiere pensa di arrivare a pararla, ma non è così…

L’evento primigenio a cui fa riferimento Caressa lo trovate al minuto 0:31 di questo video. Ma è solo l’antipasto alle punizioni più belle mai calciate dal Maestro.

Le 10 punizioni più belle di Andrea Pirlo

Ne abbiamo selezionate dieci, in rigoroso ordine cronologico. In più trovate due bonus: uno è un gol che non porta la sua firma, l’altro è un capolavoro strozzato dalla traversa. Ma entrambi sono entrati nell’immaginario collettivo tanto quanto le sue reti.

Atalanta-Milan, Serie A 2002/03 – 20 ottobre 2002

Partiamo dalla sfida del 20 ottobre 2002 all’Atleti Azzurri d’Italia. Nella giornata che bagna il primo gol in Italia di Rivaldo, Andrea sigla una doppietta. Dopo un quarto d’ora dal rigore trasformato al 66′, ecco la straordinaria esecuzione che lascia senza scampo Taibi. Traversa, rimbalzo oltre la linea, rete: un colpo da biliardo (minuto 4:34):

Milan-Lecce, Serie A 2005/06 – 29 ottobre 2005

Se il 29 ottobre 2005 nasce ufficialmente la Maledetta, il 26 novembre successivo conferma che, no, non era stato un caso: dopo appena tre minuti dall’inizio del match, Sicignano non poteva certo aspettarsi questo capolavoro di astuzia (minuto 0:48):

Inter-Milan, Serie A 2007/08 – 23 dicembre 2007

Il 23 dicembre 2007 va in scena il derby di Natale tra Inter e Milan. I nerazzurri vinceranno 2-1 in rimonta, in una gara aperta da questa stoccata rapidissima. E che porta Beppe Bergomi a interrogarsi: “Voglio capire dov’è passata, Fabio!”.

Juventus-Roma, Serie A 2012/13 – 29 settembre 2012

Più che Maledetta, la punizione del 29 settembre 2012 è parecchio bastarda. Altro che parabola e fluttuamento in aria: quando Stekelenburg si accorge del pallone rasoterra all’angolino, ormai è troppo tardi (minuto 0:18):

Juventus-Atalanta, Serie A 2012/13 – 16 dicembre 2012

Il 16 dicembre 2012, la Juventus si laurea campione d’inverno con due turni d’anticipo. Facile, con uno che la mette in porta così. Il commento tecnico? “Questa non la prende neanche Buffon” (minuto 0:29):

Italia-San Marino, amichevole 2013 – 31 maggio 2013

Ok sarà stata solo un’amichevole. E va bene, di fronte non c’era la Germania di Neuer. Ma quant’è bella la punizione del 31 maggio 2013? (vai al minuto 2:00):

Messico-Italia, Confederations Cup 2013 – 16 giugno 2013

Ecco, qui il livello già era più alto. Il 16 giugno 2013, l’Italia di Prandelli inaugura la sua Confederations Cup superando 2-1 il Messico. E alla sua 100ª presenza in azzurro, il Maestro cala la… Maledetta? No, per Caressa stavolta si tratta di “una benedetta” (minuto 0:44):

Juventus-Napoli, Serie A 2013/14 – 10 novembre 2013

Dalle prodezze con la Nazionale alle magie in campionato. Quello scagliato, il 10 novembre 2013, alle spalle di Pepe Reina è “un pallone telecomandato”. Il copyright è di Francesco Repice.

Genoa-Juventus, Serie A 2013/14 – 16 marzo 2014

Lo stesso Repice che, il 16 marzo 2014 (sempre su Radio Rai), scomoda il paragone con il leggendario direttore d’orchestra austriaco Herbert von Karajan. Come non capirlo.

Juventus-Cagliari, Serie A 2013/14 – 18 maggio 2014

Il 18 maggio 2014 la Juventus chiude il campionato con 102 punti, record ancora imbattuto. Poteva non partecipare alla festa anche il numero 21? Il rimpallo sulla schiena del malcapitato Silvestri è quanto di più beffardo possa esistere in una punizione (minuto 0:14):

Bonus 1: Trilli Campanellino e l’omero d’Inzaghi

Come promesso, non potevamo lasciarci senza due citazioni fondamentali. La prima è uno dei gol più cari ai tifosi del Milan: la deviazione di Pippo Inzaghi che regala il vantaggio contro il Liverpool, nella rivincita di Champions League di Atene. Quando Carlo Pellegatti volò alto sulla punizione di Trilli Campanellino e la deviazione di omero di Alta Tensione.

Bonus 2: una traversa spettacolare come un gol

Il secondo bonus è quella meravigliosa Maledetta del 21 giugno 2014, nella prima partita dei Mondiali 2014 vinta contro l’Inghilterra. Così perfetta che gli dei dell’Olimpo, guidati dall’invidia, la deviarono sulla traversa.

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