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Russia, dal 10-1 del Sochi al fair play del Krasnodar

In Russia si è passati dallo scarso (a dir poco) fair play del Sochi al gesto più ragionevole del Krasnodar. La partita del campionato russo fra quest’ultimo club e la Dinamo Mosca, che avrebbe dovuto giocarsi questa sera è stata rinviata a causa di tre casi di positività al Covid-19 riscontrati nella squadra moscovita.

Lo ha annunciato la federcalcio russa, precisando che il match è stato rinviato, salvo complicazioni, al prossimo 19 luglio. La Dinamo, da parte sua, ha reso noto che i tre calciatori risultati positivi sono l’attaccante Clinton Njie e i centrocampisti Charles Kaboré e Sebastian Szymanski, che ora rimarranno in quarantena per due settimane.

Il club della capitale ha anche ringraziato il presidente del Krasnodar, Sergueï Galitski, “per la sua disponibilità e per aver accolto la nostra richiesta di rinviare il match”. Venerdì scorso, sempre nel campionato russo, il Rostov, che ha praticamente tutta la prima squadra in quarantena, ha schierato una formazione giovanile contro il Sochi perdendo per 10-1: infatti il club della città che ha ospitato l’Olimpiade invernale del 2014 non aveva accettato di rinviare la partita, attirandosi molte critiche.

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Russia, dal 10-1 del Sochi al fair play del Krasnodar

Secondo il regolamento russo, infatti, per posticipare una partita sia necessario l’ok di entrambe le società coinvolte. E quello del Sochi non è mai arrivato… Così, dopo varie riflessioni, il Rostov ha deciso di mandare i ragazzi del settore giovanile, per evitare almeno la sconfitta a tavolino:

Non è stata una scelta facile – ha detto il presidente Harutyunyants – l’abbiamo presa solo giovedì sera. Penso che siano tutti preoccupati, a 16 anni sono ancora bambini. Per questo gli siamo stati vicini prima e dopo la partita.

Una situazione surreale per l’allenatore Valery Karpin, che aveva parlato a poche ore del match:

Noi siamo ancora isolati, non possiamo lasciare le nostre stanze. Per quanto riguarda la partita, non ho nulla da aggiungere. Abbiamo i televisori nelle nostre camere, tutti noi faremo il tifo. La cosa principale è che non si infortuni nessuno.

Così quel gruppo di giocatori dall’età media di 17,2 anni ha giocato la sua gara. E si è tolto anche lo sfizio di passare in vantaggio, segnando dopo nemmeno un minuto. Alla faccia del gran fair play del Sochi.

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