Il Presidente del Real Madrid Lorenzo Sanz

Il Real Madrid di Sanz: due Champions vinte e un fiume di campioni

Lorenzo Sanz è tra le vittime illustre del coronavirus in Spagna. Il presidente del Real Madrid dal 1995 al 2000 si è spento all’età di 76 anni nella giornata di sabato 21 marzo. Imprenditore del ramo immobiliare, Sanz ha messo la sua firma maiuscola sulla storia della Casa Blanca, dando vita a un quinquennio calcistico con sei allenatori, tanti campioni e il ritorno alla vittoria della Champions League a 32 anni dall’ultima volta.

Ai vertici del Real dal 26 novembre 1995, quando ereditò il club da Ramon Mendoza, Sanz ha riscritto la bacheca di una società rilevata dopo un quinto posto (peggior risultato dal 1977) e lo ha fatto affidandosi a un italiano in panchina: quel Fabio Capello che aveva a sua volta preso il timone da Arrigo Sacchi al Milan e vinto in Italia e in Europa con i rossoneri.

Dopo la stagione 1995/96 chiusa al sesto posto e con tre allenatori in panchina (Jorge Valdano, poi Vicente Del Bosque e infine Arsenio Iglesias), il vero progetto Real di Sanz iniziò a intravedersi dall’estate 1996. Don Fabio in panchina, insieme a lui un altro italiano come Christian Panucci acquistato a gennaio 1997 dal Milan per 8 miliardi di lire, e Fernando Hierro, Fernando Redondo e il talento di un giovanissimo ma già noto Raul a formare la spina dorsale. Risultato? Vittoria della Liga. Il tutto in un’annata impreziosita dai contributi di Davor Suker – che nel 1998 sarebbe arrivato secondo nella classifica del Pallone d’oro dietro a Zinédine Zidane e Predrag Mijatovic.

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Due Champions League e tanti campioni: Real Madrid, l’eredità di Sanz

Del carattere fumantino di Sanz si sono scritte pagine di libri e giornali. Lo ha testato anche Fabio Capello, salutato nonostante la vittoria del campionato e sostituito in panchina dal tedesco Jupp Heynckes, scelto dopo due ottime annate al Tenerife. Risultato? A una rosa già forte si somma Christian Karembeu, arrivato dalla Sampdoria alla pari di Clarence Seedorf un anno prima, e il gruppo arriva fino in fondo: i Blancos superano per 1-0 la Juventus nella finale di Champions League 1997/98 ad Amsterdam, griffata da Mijatovic e vincono la Supercoppa di Spagna. Un cammino regale, al quale non corrispose però l’approdo al podio nella Liga, archiviata al quarto posto.

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Scorrendo le foto di quella notte, compaiono tanti volti che hanno scritto la storia del calcio: da Roberto Carlos, arrivato a Madrid dall’Inter nell’estate 1996 e diventato in Spagna uno dei terzini sinistri più forti della storia, a Guti e Amavisca. Fino a Fernando Sanz, difensore centrale con 22 presenze con il Real e figlio di Lorenzo. Anche l’esperienza di Heynckes, però, durerà un solo anno. Lo rimpiazzerà l’olandese Guus Hiddink, che farà in tempo solo a vincere la Coppa Intercontinentale a dicembre 1998 con il 2-1 al Vasco de Gama per poi salutare a febbraio 1999: il gallese John Toshack, suo sostituto, durerà tre mesi. A giugno 1999 ecco Vicente del Bosque, che a tre anni dalla precedente esperienza tornerà da vincitore. Della Champions 1999/2000, per l’esattezza: conquistata con la vittoria nella finale spagnola di San Siro contro il Valencia ai calci di rigore. Quella rosa, arricchita dall’inglese Steve McManaman, prelevato a parametro zero dal Liverpool e con il sangue di un giovane Iker Casillas tra i pali, comporrà la base della generazione “Zidanes y Pavones” di Florentino Perez, erede al trono di Sanz. Un pezzo di storia del Real, per sempre nel cuore di Madrid.

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