Perché Valentino Rossi si fa chiamare ‘The Doctor’ (e altri segreti)

Valentino Rossi è il pilota più carismatico nella storia del Motomondiale, capace di convogliare milioni di tifosi su uno sport che fino a pochi decenni fa era considerato solo di nicchia. 9 titoli mondiali, 332 GP in 23 stagioni, 115 vittorie, 232 podi, ancora due anni di contratto in Yamaha per tentare l’assalto al decimo sigillo iridato. Vive nella sua tranquilla Tavullia per trovare un po’ di riserbo per gli allenamenti, ma quando si raggiunge il suo livello di fama ogni spostamento diventa impossibile. Nel giorno del suo 40esimo compleanno la città di Pesaro è stata praticamente blindata per consentirgli di festeggiare con gli amici più intimi.

Il Dottore è il veterano del paddock, l’eroe intramontabile che sembra non voler mai appendere il casco al chiodo, intorno a cui gravitano aneddoti e leggende. Un’autentica pagina di storia paragonabile ai più grandi miti dello sport come Maradona, Pelè, Muhammad Ali, Michael Schumacher, capace di colorare di giallo intere tribune in ogni autodromo del mondo. Merito non solo delle sue vittorie, ma della capacità di divertire e divertirsi, del suo innato carisma e talento che sta trasmettendo anche ai giovani allievi della VR46 Academy.

Valentino Rossi è diventato un idolo di tante generazioni (anche future) per la sua capacità do comunicazione, per aver dato un tocco di colore e brio ad un ambiente che appariva grigio e freddo. Il soprannome ‘The Doctor’, il numero 46, il colore giallo, la tartaruga portafortuna, i rituali prima e durante la gara, sono capitoli di una storia epica la cui conclusione non è ancora conosciuta, ma che resterà indelebile nei secoli.

MotoGP, Valentino Rossi si laurea ‘Dottore’

Valentino Rossi è soprannominato “The Doctor”. Non a caso nel 2005 ha ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni” presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino. In effetti il pesarese non solo si è distinto per le tante vittorie, ma anche per le sue doti comunicative che gli hanno permesso di diventare un’icona, tanto che oggi VR46 è un brand rinomato, capace di fare merchandising nel mondo delle due ruote come pochi altri. Alle sue spalle c’è sempre stata una strategia di comunicazione intraprendente e spettacolare, vedi le celebri gag che hanno corredato le vittorie nei suoi anni d’oro e che hanno aperto una breccia nell’immaginario di tanti tifosi.

Ma il soprannome ‘The Doctor’ risale a molto prima della laurea ricevuta dall’Università di Urbino. A dargli questo nomignolo la sua compagnia ristretta di amici perché, nonostante i frequenti passaggi di categoria e marchio, ha sempre avuto la capacità di studiare la moto e curarne gli eventuali problemi e difetti, mettendo a segno un set-up vincente in grado di portarlo spesso alla vittoria. Ad esempio, prima del suo arrivo in Yamaha nel 2004, la M1 era un prototipo con evidenti problemi all’anteriore che né Max Biaggi né Carlos Checa erano riusciti a risolvere. Con il tempo ‘The Doctor’ è diventato un vero e proprio marchio ‘registrato’ per indicare Valentino Rossi. Nell’aprile 2018 il campione di Tavullia ha spiegato in prima persona il perché del suo appellativo:

In Italia, si dice che sei un ‘dottore’ quando sei molto bravo a fare qualcosa. Qualcosa di serio, di alto livello. È un modo di dire scherzoso.

Valentino Rossi e il numero 46

Per tutta la sua carriera è stato affiancato al numero 46, già nelle prime gare in minimoto. A svelare il motivo di questa scelta è stato ancora una il diretto interessato Valentino nella sua autobiografia ‘Pensa se non ci avessi provato’. Quando nacque nel febbraio del 1979, suo padre Graziano Rossi ottenne la prima vittoria nella classe 250cc: sulla carena c’era il numero 46. Oltre a questo, dietro la decisione c’è anche un ghiribizzo giovanile: ai tempi delle minimoto aveva formato una squadra con due fratelli, Marco e Maurizio Pagano, che gli prestarono poi l’Aprilia 125 per il debutto a Misano. Tutti e tre portavano il numero 46 in quanto correvano in tre differenti categorie. Il motivo è da ricercare nell’allora passione per i piloti giapponesi, in particolare per una wild card che correva il GP di Suzuka ed era velocissimo sul bagnato. Indossava il 46 e da allora anche Valentino Rossi decise di adottarlo: al momento di esordire nel Motomondiale fu chiamto a sceglier un numero e non ebbe nessun dubbio.

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La tartaruga sulla moto… e sull’inguine

Valentino Rossi ha un legame forte con il simbolo della tartaruga, disegnata sul casco o applicata sulla moto. In tenera età, quando correva in minimoto, portava una tartaruga ninja di pezza sul casco come portafortuna. Un ossimoro tra un animale lento per antomasia e il suo essere pilota da prima linea. Un accostamento che gli è piaciuto a tal punto da tatuarsi una tartaruga sull’inguine.

Valentino e la toccatina in pit-lane

Quando il Dottore esce dal box, prima di immettersi in pista, si alza in piedi sulle pedane, si tocca prima davanti poi dietro, quindi si risiede e accelera sul gas. Inizialmente il gesto era dovuto al fatto che non aveva una tuta su misura e quindi cercava di sistemarla perché era troppo aderente soprattutto nella zona delle gambe. Con il tempo è divenuto un rituale eseguito solo per una questione di concentrazione.

L’inchino alla moto

Prima di entrare in pit-lane e salire in sella Valentino Rossi si accovaccia sul laterale della moto. Un gesto che risale all’inizio della sua carriera, ai tempi dell’Aprilia, e che aveva lo scopo di far calzare meglio la tuta. Con il passare del tempo, e potendo contare su una tuta a pennello, ha continuato ad eseguire questo gesto come rituale scaramantico.

La ‘preghiera’ in griglia di partenza

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Sulla griglia di partenza Valentino Rossi non rilascia mai interviste né desidera essere infastidito, anche da parte di personaggi famosi. Prima del giro di ricognizione si adagia di fianco alla moto, con la testa appoggiata alla sospensione anteriore, con gli occhi chiusi. Un rito catartico, un’inconscia paura di chi sa che mette in gioco la propria vita nei successivi 40-45 minuti. Parla alla moto come alla sua fidanzata, incurante della calca di meccanici, giornalistici, tecnici e vip. In una recente intervista televisiva il Dottore ha confessato:

La incito, penso che mi ascolti, ci parlo prima della gara perché dovremo restare soli una quarantina di minuti: è come un’uscita romantica.

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