Mascotte Mondiali di calcio

Tutte le mascotte della storia dei Mondiali di calcio

Zabivaka è solo l’ultima mascotte, in ordine cronologico, della storia dei Mondiali di calcio. Una tradizione inaugurata nel lontano 1966, quando alcuni creativi inglesi vennero ingaggiati per creare un’immagine che potesse diventare rappresentativa della manifestazione organizzata da lì a poco in patria.

Da quel momento ogni rassegna ha avuto il suo simbolo: dal “Willie” inglese (britannico sarebbe meglio dire, vista la maglia che indossa), appunto, fino a “Zabivaka”, nata dall’idea della studentessa di design Ekarina Bocharova e scelta per rappresentare visivamente la manifestazione del 2018 in Russia.

Le mascotte, nel corso di questi decenni, sono state protagoniste dei Mondiali quanto i calciatori stessi. Quello che ha riscosso meno successo? Forse proprio il nostro “Ciao”, scelto per l’edizione del 1990. Ci portò fortuna fino alla semifinale del San Paolo, persa ai rigori contro l’Argentina di Maradona.

Da Willie a Zabivaka: tutte le mascotte della storia dei Mondiali

Inghilterra 1966: Willie

Eccolo, è lui l’antenato, il capostipite di tutte le altre mascotte. Non solo dei Mondiali, ma anche degli altri grandi eventi sportivi. Willie è un leone, simbolo della Gran Bretagna e della federazione calcistica del Paese. Indossa una maglia con lo stemma dell’Union Jack (abbinata ai calzettoni), calzoncini bianchi e scarpini pronti all’uso. Salverà la Regina e tutta l’Inghilterra, soprattutto dalle decisioni arbitrali…

Messico 1970: Juanito

I Mondiali si disputano per la prima volta in Messico. Potrebbe mai mancare il sombrero sulla mascotte scelta per l’occasione? Juanito, vestito come un calciatore della nazionale di Raúl Cárdenas (il ct dell’epoca), è stato fonte di ispirazione per tutti i bambini che accorrevano allo stadio per assistere alle partite: boom di sombreri venduti e migliaia di mascotte viventi in giro per le città messicane.

Germania 1974: Tip e Tap

Evidentemente i tedeschi avranno avuto più di un dubbio al momento dell’elezione. Scegliamo Tip o Tap? Va bene, facciamo entrambi. Il Mondiale in Germania è il primo con la mascotte doppia: “Tip e Tap” in molte lingue significa “tutto va bene”. Una sorta di rassicurazione, insomma. I due personaggi indossano la divisa della Nazionale di casa: uno con la scritta “WM”, l’altro con il numero 74.

Argentina 1978: Gauchito

Un altro bambino, molto simile a quello utilizzato nel Mondiale messicano del 1970. Stavolta la divisa è quella biancoceleste dell’Argentina, con tanto di calzoncini neri. Il look, nel suo caso, ricorda i gauchos che vivono nella pampa. La manifestazione venne vinta proprio dall’Albiceleste di Mario Kempes, attaccante e trascinatore di quella squadra.

Spagna 1982: Naranjito

Il Mondiale di Pablito Rossi, dell’urlo di Tardelli, di Zoff che alza la Coppa. E pure di Naranjito, la prima mascotte rappresentata da un oggetto (rigorosamente in maglia spagnola), anziché un personaggio. Il nome deriva dalla traduzione della parola “arancia”. Il responso del campo sarà dolce quanto i succhi di Murcia e Valencia, tra i migliori al mondo.

Messico 1986: Pique

Riecco il Messico, sedici anni dopo l’ultima volta. E qui Juanito lasciò il posto a un… peperoncino: il suo nome deriva dall’aggettivo “picante”. Non serve la traduzione. Anche in questo caso, come successo in Spagna, la mascotte è rappresentata da un’oggetto. Al tipico sombrero, però, i messicani non hanno rinunciato mica…

Italia 1990: Ciao

La fantasia, forse, non è stata il nostro punto di forza. “Ciao”, nome scelto attraverso un sondaggio settimanale effettuato tramite le schedine del Totocalcio, è una figura stilizzata di un calciatore composto da elementi cubici tricolori. Al posto della testa, invece, un pallone. Un motivo d’orgoglio comunque potrebbe esserci: la nostra fu la prima mascotte tridimensionale della storia dei Mondiali.

USA 1994: Striker

Il suo nome, in inglese, significa “attaccante”. Striker è un cane vestito da calciatore statunitense con la scritta USA 94 sulla maglia. Una mascotte d’autore creata dalla Disney: per la prima volta venne lanciata un’importante campagna pubblicitaria caratterizzata da video e una serie di cartoni animati.

Francia 1998: Footix

Mondiali transalpini, quindi con il galletto. Footix, creato dall’artista Fabrice Pialot, forse tra tutte è stata la mascotte di maggior successo. Il nome è la crasi perfetta (“portmanteau” per dirlo in lingua originale) tra le parole “Football” e la desinenza “ix”, tipica dei Galli dei fumetti di Asterix. Vinceranno loro, i Gal… ehm, i francesi.

Giappione-Corea del Sud 2002: Ato, Kaz e Nik

Tre creature immaginarie, tre colori diversi: il viola, il giallo e il blu. L’obiettivo? Rappresentare l’era tecnologica attraverso una grafica computerizzata. Tutti e tre sono dei giocatori di “Atmoball”, uno sport immaginario parente del calcio. Kaz e Nik sono i due giocatori agli ordini di mister Ato. Diciamo che anche loro potevano scegliere di meglio. Molto di meglio…

Germania 2006: Goleo 6 e Pille

Fonte di ispirazione per Cannavaro e compagni. “Goleo”, fusione di “gol” e “leo”, è un leone che indossa la maglia della Germania con il numero 06. Insieme a lui una palla parlante di nome “Pille”: in tedesco è il nome familiare del pallone da calcio. L’Italia trionferà in finale contro la Francia, non andò così bene alla “Nici”, l’azienda incaricata di produrre e commercializzare “Goleo”: finì in bancarotta a causa del flop e del costo eccessivo dei diritti esclusivi.

Sudafrica 2010: Zakumi

Forse più che la mascotte, del Mondiale in Sudafrica, si ricorderà il suono fastidiosissimo delle Vuvuzela. Comunque sia Zakumi è un leopardo con la criniera verde, maglia bianca e pantaloncini verdi. Graficamente una delle migliori mascotte. Il nome nasce dal prefisso “Za”, acronimo di Sudafrica in afrikaans, e “kumi” che significa “dieci” in molti dialetti locali. Secondo la leggenda Zakumi è nato il 16 giugno 1994, nell’anno dell’instaurazione della democrazia cristiana.

Brasile 2014: Fuleco

Di colore giallo, con corazza azzurra e una t-shirt bianca con su scritto “Brasil 2014”. “Fuleco” è un armadillo che balla la samba e sembra una palla quando si racchiude in se stesso. Anche qui il nome deriva da una crasi: Futebol (calcio) ed Eco (ecologia).

Russia 2018: Zabivaka

E finalmente siamo giunti in Russia. Purtroppo, l’Italia, non vedrà mai da vicino questa mascotte scelta con un voto online e non secondo sorteggio. Il disegno è opera di Ekarina Bocharova, studentessa di design. “Zabivaka” è un lupo antropomorfo con pantaloncini rossi, maglia bianca con maniche azzurre e occhiali in testa. La traduzione del nome? “Colui che segna”.

di Carlo Roscito

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