League One, rivoluzione in Inghilterra
League One, rivoluzione in Inghilterra

Rivoluzione in Inghilterra, introdotto il salary cup in 3a e 4a divisione

I club della ‘English League’ (Efl) che comprende tutte le squadre partecipanti ai campionati di League One e League Two, corrispondenti alla serie C e serie D italiane, hanno votato all’unanimità l’introduzione del tetto salariale in Inghilterra, il ‘salary cap’, che andrà in vigore con effetto immediato, ovvero nella stagione calcistica entrante.

Ogni società di League One no potrà spendere complessivamente più di due milioni e mezzo di sterline, pari a circa due milioni e 750mila euro, per gli stipendi dei calciatori, mentre per la League Two il tetto è di un milione e mezzo di sterline, circa un milione e 750mila euro.

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Nella cifra, è stato precisato, devono rientrare anche le cifre spese per i bonus, i diritti d’immagine e le commissioni ai procuratori. Rimangono invece fuori i soldi spesi come premi ai giocatori per la vittoria in campionato o nella coppa nazionale in Inghilterra.

Gli effetti del Covid-19 avranno un profondo impatto finanziario sui club della nostra lega – ha commentato l’a.d. della lega, David Baldwin – e il voto di oggi li aiuterà a non allargarsi fino al punto di mettere a rischio la sopravvivenza a causa dell’instabilità finanziaria. Era un passo da fare.

Rivoluzione in Inghilterra, introdotto il salary cup in 3a e 4a divisione

Intanto anche in Championship, la serie B dell’Inghilterra dove c’è il professionismo al 100%, i club si apprestano a discutere della possibile introduzione del ‘salary cap’. Il sindacato dei calciatori ammonisce a non prendere “decisioni affrettate, ci vogliono tempo e approfondite discussioni prima di fare un passo del genere. L’introduzione del tetto salariale avrebbe l’effetto di un terremoto”, è scritto in una nota diffusa dall’ente.

Inoltre i giocatori che militano in Inghilterra rischiano una squalifica da sei a 12 giornate per condotta discriminatoria secondo le nuove linee guida sanzionatorie della Federcalcio britannica. La FIFA e la UEFA hanno imposto un divieto minimo di 10 partite per il razzismo o altre forme di discriminazione. La FA ha affermato che esiste una flessibilità per i casi di discriminazione sui social media o se sono presentati specifici fattori attenuanti. L’FA ora può, però, perseguire casi anche se si verificano episodi di discriminazione in un ambienti privati o al di fuori di un ambiente calcistico standard.

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