Jamie Vardy con la maglia del Leicester

Jamie Vardy: da operaio a capocannoniere in Premier League

Nella sua lunga storia, il calcio inglese ha consegnato al mito, all’eterna memoria, un numero notevole di campioni nati per infiammare le folle degli stadi. Predestinati, dotati da madre natura di un talento innato che fin dalla giovane età ha segnato la loro strada, ragazzi che fin da giovanissimi sembrava non potessero avere altra strada che non quella di diventare stelle di assoluta grandezza. Questo non è mai stato il caso di Jamie Vardy.

Jamie Vardy non è mai stato il migliore di tutti, non ha mai incantato, come nelle migliori favole su questo meraviglioso sport, gli osservatori che si trovavano a vederlo giocare in mezzo ai suoi coetanei quando era ancora un ragazzo. Nessuno avrebbe scommesso su di lui, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quel giovane attaccante, un fascio di nervi tutto grinta e determinazione, avrebbe mai potuto vivere di calcio. Certo avrebbe potuto essere una delle stelle di un torneo locale, forse persino guadagnare qualche sterlina giocando in una qualche squadra di dopolavoristi.

Nessuno tuttavia avrebbe potuto prevedere la sua ascesa tra i grandi del calcio inglese. Una vera e propria favola, frutto di enormi sacrifici, figlia di una straordinaria determinazione, della sua capacità di non arrendersi anche quando un destino da operaio sembrava ormai attenderlo e del coraggio di un club, il Leicester City, capace di credere in un ragazzo che non aveva mai giocato a livello professionistico e che per questo sarebbe stato ripagato con quella che sarà per sempre ricordata come una delle più grandi imprese mai realizzate, la storia di una squadra che nessuno avrebbe mai immaginato potesse raggiungere la vetta del calcio inglese e di un campione divenuto tale contro ogni pronostico, dimostrazione che anche il più grande dei sogni può diventare realtà se uno ci crede davvero, fino in fondo.

Jamie Vardy

Le caratteristiche tecniche di Vardy

Pur migliorando notevolmente il proprio bagaglio tecnico nel corso degli anni, il Jamie Vardy stella della Premier League non sarà mai del tutto differente da quello degli esordi: nella media tecnicamente, i suoi punti di forza saranno sempre una velocità fuori dal comune, una resistenza inesauribile che abbinata a un grande spirito di sacrificio e a una ferrea determinazione lo porteranno sempre a dare il 100% in tutti i 90 minuti di gioco e nel corso di tutta la stagione.

Sarebbe comunque riduttivo descrivere Jamie Vardy semplicemente come un’inesauribile lottatore o un feroce cultore del lavoro. Fin da giovanissimo infatti si è distinto anche per essere in possesso di una notevole ecletticità, che lo ha portato a giostrare anche sulla fascia come ala e a migliorare così il fondamentale dell’assist, e per un carattere coraggioso e irriverente che gli ha permesso di tentare spesso conclusioni azzardate e imprevedibili che sovente gli sono valse gol di una bellezza straordinaria e certo non frutto del caso.

Se la tecnica non è dunque la prima qualità che viene in mente quando si pensa a lui, questo non significa che sia trascurabile. L’istinto per il gol e l’abilità nel muoversi tra le linee bruciando sullo scatto la linea difensiva avversaria, abbinata a una notevole freddezza a tu per tu con il portiere avversario, lo hanno però portato sempre più ad agire come centravanti puro e punto di riferimento per i compagni sia a livello di club che in Nazionale, dove inizialmente veniva schierato come attaccante esterno.

La carriera di Jamie Vardy: tutto partì da Sheffield

Jamie Vardy nasce a Sheffield l’11 gennaio del 1987 e cresce in una città che sta faticosamente tentando di uscire dalla crisi ventennale che ha colpito le proprie industrie e dove il calcio è arrivato prima che in ogni altra parte del mondo. Fu proprio a Sheffield che nacque il primo club calcistico al mondo, fu proprio qui che venne disputata, il 26 dicembre del 1860, la prima vera e propria partita di cui si abbia memoria.

Come tanti ragazzini della sua età, Vardy cresce prendendo a calci un pallone e sognando un giorno di giocare nell’allora neonata Premier League, che ai nastri partenza nella stagione 1992/1993 vede la presenza di ben due squadre locali, lo Sheffield United e lo Sheffield Wednesday. È proprio in quest’ultimo club che il piccolo Jamie entra quando è ancora un ragazzino, ed è qui che per la prima volta i suoi sogni di grandezza sembrano destinati a restare tali quando nel 2002, a 16 anni, si sente chiudere le porte in faccia dagli Owls, che lo considerano troppo minuto per emergere come calciatore professionista.

Avevo tifato la squadra per tutta la mia vita e adesso mi stavano dicendo che non ero in possesso di quello che serviva per indossare quella maglia. Rabbia e delusione ribollivano dentro di me, tutto quello che avevo sempre desiderato mi veniva portato via. Non ero preparato al fallimento, non avevo niente con cui riempire quel vuoto che sentivo dentro. Ero svuotato.

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Gli inizi allo Stockbridge Park Steels

Terminati gli studi, entrato a lavorare in fabbrica, Vardy è bravo a non rassegnarsi: vuole comunque continuare a inseguire il suo sogno, e pazienza se per farlo dovrà accontentarsi di farlo nello Stockbridge Park Steels, club locale che naviga tra l’ottavo e il nono gradino della piramide calcistica inglese in cui a distanza di 8 mesi dalla bocciatura dello Sheffield Wednesday decide di far ripartire la sua carriera. Alternandosi tra il lavoro e i duri allenamenti in un club di terz’ordine, che lo paga 30 sterline alla settimana e del quale il grande calcio probabilmente ignora persino l’esistenza, riesce prima a guadagnarsi un posto in prima squadra e poi a diventarne la stella segnando la bellezza di 66 gol nel giro di 3 stagioni.

È in questo periodo, molto probabilmente dopo il primo gol con la maglia degli Steels, che Jamie comincia a inseguire con determinazione il suo sogno, ritenuto impossibile dallo staff dello Sheffield Wednesday: lo farà con una determinazione straordinaria, dedicandosi anima e corpo al pallone, iniziando una corsa sfrenata che, nei fatti, non si è mai arrestata e che lo porterà davvero, un giorno, a giocare con i migliori. A essere considerato lui stesso uno dei migliori.

Halifax e Fleetwood: la stella della National League

Le splendide prestazioni con la maglia dello Stockbridge Park Steels gli valgono l’interessamento di numerosi club di caratura superiore: andato male un provino con il Crewe Alexandra – che come lo Sheffield Wednesday pochi anni dopo si pentirà amaramente di questa decisione – e rifiutato un contratto di pochi mesi con il Rotherham United, Vardy si trasferisce nell’estate del 2010 all’Halifax Town, che per averlo lo paga ben 15mila sterline.

Sono soldi ben spesi: in gol fin dall’esordio, Vardy trascina la squadra alla vittoria della Premier Division della Northern Premier League, settimo livello del calcio inglese, e i suoi 25 gol in 37 partite gli valgono il titolo di miglior giocatore della stagione, riconoscimento confermato del resto dallo strepitoso inizio di campionato l’estate successiva: in 4 gare arrivano altri 3 gol, ma sono gli ultimi con la maglia degli Shaymen, che lo cedono al Fleetwood Town militante in Conference Premier, quinto gradino della piramide calcistica e ultimo prima del professionismo.

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Dopo aver scalato 4 livelli in poco più di 12 mesi, Jamie Vardy dimostra di non patire alcuna difficoltà nel confermarsi ancora, dimostrando dunque che con ogni probabilità qualcuno allo Sheffield Wednesday si era sbagliato nel giudicarlo e che, soprattutto, i sacrifici fatti e la scelta di non rinunciare al proprio sogno hanno finalmente dato i frutti sperati. Perché se in settima serie si era laureato re del gol trascinando la squadra alla promozione, la storia non cambia neanche in quinta e con una maglia diversa: al termine della stagione 2011/2012 il Fleetwood, che per lui ha respinto un’offerta pari a 750mila sterline arrivata dal Blackpool militante nella Championship, la seconda serie nazionale, ottiene la prima storica promozione tra i professionisti mentre Vardy chiude con 31 gol in 36 gare di campionato.

17 maggio 2012: l’approdo al Leicester in Championship

È nata una stella, ed è inevitabile che dopo appena una stagione questa sia destinata nuovamente a cambiare aria. Jamie Vardy si trasferisce al Leicester City il 17 maggio del 2012, con le Foxes che per aggiudicarselo pagano una cifra che oscillerà tra fisso e bonus tra gli 1 e gli 1,7 milioni di sterline, record di spesa per un calciatore prelevato dal calcio dilettantistco. Il club, fondato nel lontano 1884, ha grandi ambizioni ed è da poco stato acquistato dal magnate thailandese ⤑Vichai Srivaddhanaprabha, che intende portarlo nello scetticismo generale tra i grandi d’Inghilterra. Il salto dai dilettanti alla seconda divisione è enorme, e gli permette finalmente di lasciare il lavoro per dedicarsi completamente al calcio.

La prima stagione giocata in Championship, anticamera della Premier League, è forse la peggiore nella carriera di Vardy: segna appena 5 gol in 29 partite, finisce nel mirino dei tifosi e medita addirittura il ritiro, convinto a tornare sui propri passi dal manager Nigel Pearson e dal suo vice Craig Shakespeare. I due ci hanno visto lungo, e la dimostrazione arriva la stagione successiva quando il Leicester vince il campionato totalizzando la bellezza di 102 punti e il ritrovato bomber lascia il segno con 16 gol in 37 partite che gli valgono il premio di miglior giocatore del club.

Finalmente Jamie Vardy è in Premier League, la categoria in cui aveva sempre sognato di giocare e che nessuno, quando era ancora un ragazzo, aveva pensato avrebbe mai potuto raggiungere. Ancora una volta l’impatto con una categoria superiore è difficile da assorbire per un calciatore formatosi nel fango del duro calcio dilettantistico, ma ancora una volta Jamie si dimostra più forte delle circostanze avverse, inesauribile, inarrestabile: la salvezza arriva soltanto dopo una straordinaria serie di risultati positivi nel finale di campionato, lui segna appena 5 reti e deve per giunta salutare il suo mentore, Pearson, licenziato in seguito a uno scandalo sessuale che coinvolge il figlio James, che gioca nel club, e altri compagni durante un tour estivo in Thailandia.

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Leicester, il titolo 2015/2016: con Claudio Ranieri la stagione della Storia

Al posto di Pearson arriva sulla panchina delle Foxes l’allenatore italiano Claudio Ranieri, reduce da una poco brillante esperienza alla guida della Grecia e considerato ormai da molti nella fase calante di una carriera che lo ha visto guidare tra le altre Napoli, Fiorentina, Valencia, Chelsea, Juventus, Roma e Inter. Il mercato porta qualche rinforzo importante come Inler, Okazaki e Kanté, ma a parte quest’ultimo nessuno si inserirà davvero nella formazione-tipo, disegnata su un solido e affidabile 4-4-2.

Vardy, punto fermo dell’attacco dove viene affiancato di volta in volta da Okazaki e Ulloa, si esalta negli ampi spazi che la squadra, puntando molto sull’attenzione nella fase difensiva, si trova ad avere in contropiede. La sua velocità si esalta nelle praterie lasciate libere da chi crede di poter fare un solo boccone delle Foxes e invece si trova a sbattere contro la mediana formata da Kanté e Drinkwater, che protegge una difesa di ferro dove spiccano i possenti centrali Huth e Morgan e che in porta vede esaltarsi il figlio d’arte Kasper Schmeichel. Ai gol ci pensa ovviamente lui, Jamie Vardy, l’attaccante venuto dal nulla.

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Complici le flessioni delle altre big della Premier League, piegando infine anche la resistenza del Tottenham ultimo ad arrendersi, il 2 maggio del 2016 il Leicester City si laurea campione d’Inghilterra a due anni di distanza dalla promozione in massima serie. Una vittoria incredibile che consegna al mito il tecnico Claudio Ranieri e i giocatori, tra cui emerge – con 24 gol, alcuni di straordinaria bellezza – Jamie Vardy, il ragazzo che appena 9 anni prima si affacciava per la prima volta al calcio con la maglia dello Stockbridge Park Steels e che si era sentito dire dallo Sheffield Wednesday che mai avrebbe avuto le qualità per giocare ai massimi livelli.

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La vittoria del Leicester City nella Premier League 2015/2016 resterà per sempre nella storia del calcio inglese e mondiale. Perché se è vero che non si tratta certo di una squadra povera e scalcinata, come immediatamente la narrativa calcistico-popolare cerca di dipingerla, è altrettanto certo che per quel che riguarda la rosa, gli stipendi, i nomi e la tradizione il club non è neanche lontanamente paragonabile a colossi come Manchester United e City, Liverpool, Arsenal, Tottenham e Chelsea: realtà enormi messe in riga da Ranieri e dai suoi ragazzi, tra cui spicca ovviamente Jamie Vardy, il brutto anatroccolo diventato Re d’Inghilterra e perfetta rappresentazione di una squadra indimenticabile.

Il record di Van Nistelrooy: a segno per 11 giornate consecutive

Nell’anno del titolo Jamie Vardy infrange anche il record detenuto da Ruud Van Nistelrooy relativo alla più lunga striscia consecutiva di gare in gol. La striscia dell’attaccante del Leicester comincia alla quarta giornata nel pari in trasferta sul campo del Bournemouth (1-1) e prosegue poi contro Aston Villa, Stoke City, Arsenal, Norwich, Southampton, Crystal Palace, West Bromwich Albion, Watford e Newcastle per poi concludersi con il record ottenuto proprio contro il Manchester United, club dell’ex bomber olandese.

In totale sono 13 reti in 11 gare consecutive, 2 doppiette (nella sconfitta 5-2 contro l’Arsenal e nel pari 2-2 con il Southampton) e vedono il Leicester vincere 6 gare, pareggiarne 4 e perderne soltanto una. L’impresa di Vardy, alla sua seconda stagione in massima serie, lo porta per la prima volta all’attenzione degli addetti ai lavori di tutto il mondo e gli vale il riconoscimento via social dello stesso Van Nistelrooy, che sportivamente si complimenta con lui definendolo “un record meritato”.

Gli anni successivi all’impresa e il no al trasferimento

Le stagioni successive all’impresa faranno tornare il Leicester City alla sua reale dimensione, quella di una squadra decisamente solida e quadrata ma impossibilitata a competere nel medio-lungo termine con realtà immensamente più blasonate. L’anno che segue il titolo vede il traumatico esonero di Claudio Ranieri e un decimo posto finale in Premier League ma anche un buon percorso in Champions League, culminato con l’eliminazione ai quarti di finale del torneo da parte dell’Atletico Madrid del Cholo Simeone, che al termine della sfida con le Foxes vuole complimentarsi personalmente con Vardy, che considera un attaccante ideale per il suo gioco.

Divenuto improvvisamente uno degli attaccanti più corteggiati al mondo, nell’estate che segue la vittoria della Premier League Vardy viene più volte dato vicino al trasferimento in una big inglese, con l’Arsenal che sembra davvero a un passo dall’acquistarlo. Il bomber decide alla fine di restare nel club che lo ha reso grande, a cui si lega con l’intenzione di concludervi la carriera. Dopo aver segnato 13 reti in campionato nella stagione 2016/2017, torna infine ai suoi ottimi livelli l’anno successivo quando chiude con l’ottimo score di 20 gol che lo confermano tra i più forti attaccanti del campionato.

La squalifica e “l’esercito dei 30mila Vardy”

Nella stagione successiva alla conquista del titolo, al Leicester capita anche di navigare sul fondo della classifica: ormai gli avversari hanno smesso di sottovalutare le Foxes e conoscono il loro gioco, inoltre il doppio impegno Premier/Champions League toglie energie fisiche e mentali ai ragazzi di Ranieri, che sotto tanta pressione finiscono a volte con l’innervosirsi.

Capita così che durante una sfida contro lo Stoke, nel tentativo di recuperare con foga un pallone in pressing, Vardy finisca con il falciare l’avversario Mame Diouf. Un gesto che gli costa l’espulsione diretta e ben 3 giornate di squalifica, ritenute decisamente esagerate dal presidente Srivaddhanaprabha che nella successiva sfida al King Power Stadium contro l’Everton fa distribuire 30mila maschere raffiguranti il volto del centravanti come segno di protesta verso la decisione della Football League.

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2018/2019: il prolungamento del contratto e il 100° con il Leicester e in Premier League

Il 2 agosto del 2018 prolunga il suo contratto con il Leicester fino al 2022, per una cifra vicino ai 120mila pound a settimana, circa 6,3 milioni di euro all’anno. Fiducia ben riposta sull’attaccante, che conferma gli alti standard realizzativi concludendo la stagione con 36 presenze e 18 gol. Una buona stagione, nella quale raggiunge anche i 100 gol la maglia del Leicester e i 100 gol in Premier League.

Stagione 2019/2020: Jamie Vardy si laurea capocannoniere in Premier League

Ancora meglio fa nella stagione successiva, quando all’età di 33 anni Jamie Vardy diviene il giocatore più anziano della storia della Premier League a laurearsi capocannoniere: 23 i gol in campionato che gli valgono l’ambitissimo riconoscimento.

Jamie Vardy e il rapporto con la nazionale inglese

Esploso in ritardo, Jamie Vardy fa il suo esordio con la maglia dell’Inghilterra a 28 anni, 4 mesi e 27 giorni in occasione dell’amichevole finita 0-0 contro l’Irlanda in scena il 7 giugno 2015: entra a un quarto d’ora dalla fine al posto di Wayne Rooney su ordine dell’allora ct Roy Hodgson. La prima maglia da titolare arriva il successivo 5 settembre, con la punta del Leicester che gioca tutti i 90 minuti di Inghilterra-San Marino 6-0 nell’inusuale ruolo di ala sinistra.

Il 26 marzo 2016 entra al 71esimo con l’Inghilterra sotto 2-1 contro la Germania e dopo appena 3 minuti trova il pari, con la rete della vittoria che sarà poi segnata in pieno recupero da Dier. È la prima rete in Nazionale, ne arriveranno altre due nei due successivi impegni contro Olanda e Turchia. Convocato in occasione di Euro 2016, rimane in panchina all’esordio contro la Russia per poi subentrare a Sturridge nell’intervallo della seconda gara contro il Galles: sotto di un gol, l’Inghilterra vincerà 2-1 e la rete del pari viene segnata proprio da Vardy al 10′ del secondo tempo.

Confermato contro la Slovacchia, delude le aspettative e finisce nuovamente in panchina agli ottavi di finale contro l’Islanda, subentrando a mezz’ora dal termine con la squadra sotto 2-1 ma non riuscendo a cambiare il risultato. Ai Mondiali del 2018 in Russia, ct Southgate, è ancora tra i convocati e gioca in 4 delle 7 gare in cui è impegnata l’Inghilterra, disputando solo una partita da titolare e non riuscendo a finire sul tabellino dei marcatori. Il 28 agosto 2018 annncia l’addio alla Nazionale: il suo score con i Tre Leoni è di 26 presenze e 7 reti.

I cinque gol più belli di Jamie Vardy nell’anno del titolo

Nella stagione che vede il Leicester trionfare contro ogni probabilità in Premier League, Jamie Vardy segna la bellezza di 24 gol in 36 partite, guadagnandosi l’appellativo di “The Dream Maker” da parte dei cronisti e superando le difese avversarie in una grande varietà di modi. Spesso le sue reti sono frutto di strappi improvvisi, scatti che lasciano indietro il difensore che ha il compito di marcarlo e che lo vedono fiondarsi sui palloni serviti dai compagni – spesso l’ispiratissimo Mahrez, che quell’anno serve ben 10 assist – per poi colpire implacabilmente.

2 febbraio 2016, Leicester vs Liverpool 2-0

Quello che Vardy considera il suo gol più bello in carriera è anche quello che regala al Leicester, inaspettatamente in vetta alla classifica, la consapevolezza di potersela giocare fino in fondo e contro chiunque. Su lancio di Mahrez il bomber delle Foxes lascia rimbalzare il pallone una volta per poi scoccare un tiro al volo dal limite dell’area che non lascia scampo a Mignolet.

31 ottobre 2015, WBA vs Leicester 2-3

Partita simbolo della stagione magica del Leicester, che va sotto in casa del West Bromwich Albion e poi riesce a ribaltare il risultato grazie a Mahrez, autore di una doppietta, e a Jamie Vardy che chiude definitivamente la gara con uno scatto straordinario che esalta la sua velocità e la sua inesauribile energia: imbeccato da Drinkwater vola verso la porta avversaria e dopo una serie di doppi passi fa secco Myhill.

28 novembre 2015, Leicester vs Manchester United 1-1

La partita contro il Manchester United di fine novembre 2015 è un primo “esame di grandezza” per il Leicester e per Jamie Vardy, superato a pieni voti dal bomber che così segna per l’11esima gara consecutiva infrangendo il record detenuto da Ruud Van Nistelrooy: su un lungo filtrante mancino di Fuchs il bomber brucia Darmian e calcia di prima intenzione mettendo il pallone alle spalle di De Gea. Anche se i Red Devils troveranno il pari con Schweinsteiger il pari regala agli uomini di Ranieri la consapevolezza che niente è impossibile e che il centravanti, appena 5 gol nella stagione precedente, è diventato una certezza.

17 ottobre 2015, Southampton vs Leicester 2-2

Prima della spettacolare rimonta contro il West Bromwich Albion, prima del pareggio contro la corazzata Manchester United, il Leicester aveva già dimostrato forza e carattere nella sfida del 17 ottobre in casa del Southampton. I Saints, avanti di due reti grazie alle realizzazioni di Fonte e Van Dijk, vengono raggiunti da una straordinaria prova di carattere delle Foxes che grazie a una doppietta di Jamie Vardy riescono a lasciare il St. Mary’s Stadium con un punto fondamentale. Dopo avere accorciato di testa il centravanti venuto dal nulla trova il gol del pari con un’incursione centrale su lancio dell’immancabile Mahrez che brucia Van Dijk a cui segue una sassata sul primo palo che non lascia scampo a Davis.

7 maggio 2016, Leicester vs Everton 3-1

Nella sua prima uscita da campione d’Inghilterra – il titolo è arrivato matematicamente 5 giorni prima dopo il pareggio tra Chelsea e Tottenham, ultimo ad arrendersi alla fuga delle Foxes – il Leicester stende senza problemi l’Everton in una partita che ha un altissimo valore simbolico per il club, in vantaggio dopo appena 5 minuti con Vardy che sfrutta al meglio un assist di Andy King, bandiera del club che poi trova anche lui la gioia della rete. A chiudere la gara è ancora Jamie Vardy, che trasforma un rigore e pochi minuti dopo si concede il lusso di sbagliarne un altro. Sugli spalti del King Power Stadium è festa grande, con il pubblico che festeggia i suoi eroi, capaci di conquistare per la prima volta la Premier League.

Red Bull, tabacco, vodka & Skittles: vizi e stranezze di Vardy

Jamie Vardy è un uomo decisamente fuori dal comune, e molti dei tratti che gli possono essere riconosciuti in campo lo accompagnano da sempre anche nella vita di tutti i giorni. Più volte si è definito un tipo scherzoso, che ama tenere alto il morale del gruppo, ed è noto per le sue abitudini decisamente poco comuni in termini di cibo oltre che per un carattere schietto che lo porta spesso a dire quello che pensa senza preoccuparsi delle conseguenze. Questa assenza di “filtri” lo ha portato a dividere il pubblico e spesso all’attenzione dello stesso.

Dal campo alla pellicola: un film sulla vita di Jamie Vardy

Nel 2016, in seguito alla fantastica cavalcata che lo porta sul tetto d’Inghilterra, lo sceneggiatore inglese Adrian Butchart – già noto come autore della serie di film a tema calcistico “Goal” – annuncia di avere raggiunto un accordo con Vardy per la scrittura di un film sulla sua vita. Da allora il progetto è in stand-by, in attesa di prendere definitivamente forma.

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Red Bull e Porto, caffè doppio e fagioli

Ci sono numerose particolarità e abitudini di Jamie Vardy che difficilmente qualcuno immaginerebbe adatte a un atleta professionista, ma che lo stesso attaccante racconta ormai essere parte della sua routine e bene assorbite dal suo fisico, che anzi in certi casi sembra trarne persino giovamento.

Così scopriamo che appena alzato il bomber del Leicester beve una lattina di Red Bull, a cui fa seguire intorno a metà mattinata una colazione composta da una omelette con fagioli e un’ulteriore Red Bull. Prima delle partite è solito bere un caffè doppio e poi una terza lattina del famoso energy drink nel momento in cui comincia il riscaldamento.

A queste stranezze mattutine Jamie Vardy abbina la sera il consumo di un bicchiere di Porto mentre guarda la tv, gesto che in parte lo aiuta a distendere i nervi e che in parte invece è diventato una specie di tradizione scaramantica in seguito a una sfida vinta contro il Sunderland e preceduta la sera prima da questo rituale.

Vodka e Skittles

Un’altra abitudine estremamente curiosa fu quella, in un periodo in cui era infortunato durante la prima stagione al Leicester, di sciogliere caramelle zuccherate dentro un bottiglione di vodka da tre litri per poi consumare la bevanda, che certo non lo aiutava a recuperare. Lo racconta lui stesso:

A casa avevo una bottiglia da tre litri di vodka e ci scioglievo dentro manciate di Skittles. Ogni volta che una busta si scioglieva ne aggiungevo altre, lo avrò fatto almeno 20 volte. Dopo questo trattamento potevi bere la vodka e aveva il sapore degli Skittles. Quando ero annoiato la sera mi sedevo, bevevo un bicchiere e me la godevo. La vodka aveva un sapore decente, ma non aiutava molto la mia gamba, che ha continuato a sanguinare per secoli.

Dave Rennie, il nostro medico, mi disse che non poteva credere che non guarissi e che aveva visto muscoli lacerati tornare a posto prima. Poi un giorno mi prese da parte e mi disse: “Cosa stai combinando?” Così gli dissi della vodka al sapore di Skittles, e lui mi disse che probabilmente era per quello. Era un po’ sotto shock, mi spiego che l’alcol rallentava la mia guarigione.

La fascia al polso, simbolo quasi iconico

Altro segno distintivo di Jamie Vardy è la fascia che porta al polso destro e che cambia colore a seconda della maglia indossata dal giocatore. Questa ha una storia davvero molto particolare e che risale al 2012, anno in cui Vardy si trovò a visitare la fiera di Blackpool, celebre località balneare nel nord dell’Inghilterra: desideroso di misurarsi con un punching ball, affrontò la sfida con così tanta energia da finire con il rompersi un osso della mano destra.

Tre anni dopo, all’inizio della stagione che si concluderà con l’incredibile vittoria della Premier League da parte del Leicester, le Foxes si trovano ad affrontare in casa l’Aston Villa: quando manca meno di mezz’ora al termine sono sotto di due gol e Vardy, in uno scontro di gioco, si è fratturato due ossa sempre della mano destra.

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Chiede di continuare, si fa fasciare il polso e contribuisce con un gol – il secondo dei 13 in 11 partite che gli permetterà di battere il record di Van Nistelrooy – all’incredibile rimonta dei futuri campioni d’Inghilterra, che finiscono per imporsi 3-2 a tempo scaduto.

Da allora ecco che la fascia accompagna costantemente Jamie Vardy lungo tutta quella memorabile stagione – inizialmente anche per rimandare l’operazione necessaria e non fargli saltare importanti turni in campionato – e nei successivi Campionati Europei con l’Inghilterra diventando un suo vero e proprio tratto distintivo.

A Euro 2016 con tabacco da masticare e energy drink

Durante Euro 2016, a ridosso della sfida contro il Galles decisiva per il cammino dell’Inghilterra e decisa anche da un suo gol, Vardy fu notato agli allenamenti con una lattina di Red Bull in una mano e una busta di tabacco da masticare nell’altra. L’immagine allertò decisamente i media inglesi, che arrivarono a chiedersi se ci fossero gli estremi per parlare di doping: un’ipotesi immediatamente smentita dai responsabili della Nazionale, che sottolinearono come questa abitudine di Vardy fosse ben nota e non influenzasse le sue prestazioni. Negli anni comunque l’attaccante ha smesso – almeno – di masticare tabacco.

L’autobiografia “From Nowhere” e quella partita con Paolo Di Canio

Nella sua autobiografia, intitolata “From Nowhere” e uscita in Italia con il titolo “Venuto dal nulla – La mia storia”, Jamie Vardy racconta molto di se, della sua infanzia, delle sue abitudini, della sua scalata al calcio professionistico e ovviamente del titolo vinto con il Leicester. In tutto ciò il bomber ricorda anche gli anni delle giovanili nello Sheffield Wednesday e l’incontro con il suo idolo assoluto, Paolo Di Canio, arrivato al club nel 1997 e miglior giocatore del club insieme a un altro italiano, Benito Carbone.

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A 13 anni, mentre si allenano a pochi metri dalla prima squadra, Vardy e un compagno vengono avvicinati proprio dai due talentuosi calciatori italiani e sfidati a calciotennis. Nella sua autobiografia il bomber del Leicester ricorda di come il livello fosse decisamente impari e di come, mentre lui e il compagno si affannavano in qualche modo a buttare il pallone oltre la rete, Di Canio e Carbone facessero sfoggio di una tecnica tale da lasciare incredulo il giovane Jamie.

Adoravo Di Canio: che giocatore, quanto talento, quanta passione.

La V9 Academy, la scuola dei “nuovi Vardy”

Memore della sua esperienza, che lo ha visto emergere dai meandri del calcio dilettantistico con notevole – e colpevole – ritardo, nel 2016 Jamie Vardy ha fondato insieme al suo agente John Morris la V9 Academy, accademia calcistica che si pone il compito di mettere sotto i riflettori alcuni calciatori dilettanti allo scopo di permettere loro la possibilità di guadagnarsi un contratto con un club professionistico.

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Nel 2017 la V9 Academy accoglie 42 calciatori e diventa il soggetto di un documentario da parte di Sky, operazione ripetuta l’anno successivo con lo stesso numero di calciatori. Diversi tra questi riusciranno poi a trovare un ingaggio nelle serie professionistiche inglesi: il primo “laureato” sarà l’attaccante Danny Newton, che trova posto allo Stevenage (quarta serie) lasciando il Tamworth in cui militava e che giocava nell’ottavo gradino della piramide calcistica nazionale.

Jamie Vardy e le scarpe di Cristiano Ronaldo

Martedì 27 marzo 2018, in occasione dell’amichevole a Wembley contro l’Italia, Vardy ha fatto parlare di se per avere indossato lo stesso modello di scarpini indossato da Cristiano Ronaldo – e griffati CR7 – al posto di quelli creati su misura per lui dalla Nike, suo sponsor tecnico. Il motivo risiede nel fatto che dopo averle provate in allenamento il bomber inglese non si era trovato a suo agio con le nuove calzature, situazione risolta di sua iniziativa con un salto in un negozio e l’acquisto del modello utilizzato dal portoghese. La storia si ripeterà – come contro gli azzurri con gol – anche in campionato contro l’Everton.

“Chat Shit, Get Banged”: Vardy e quei parastinchi provocatori

Nel dicembre del 2018 la moglie Rebekah posta su Instagram i nuovi parastinchi del marito, sui quali è riportata una frase che Jamie lesse su un muro ai tempi in cui militava nel Fleetwood e che immediatamente fece propria: “Chat Shit, Get Banged”, che tradotto elegantemente suona come “Parla male di me e verrai punito”.

Il post arriva all’indomani del gol realizzato nella vittoria del Leicester per 2-0 sul Watford, che segue quello messo a segno una settimana prima nel pareggio contro il Leicester e che riscatta un inizio di stagione decisamente poco brillante che ha visto Vardy, prima di questo doppio exploit, finire sul tabellino dei marcatori soltanto due volte. La scritta apparsa sui parastinchi è un motto dell’attaccante, che ha sempre amato smentire i critici a suon di gol, e divide l’Inghilterra tra chi la trova di cattivo gusto e chi invece apprezza lo spirito di un giocatore, come sempre, irriverente e mai banale.

All’allenamento vestito da Spiderman

Il 17 gennaio del 2019, confermando la sua naturale inclinazione per lo scherzo – che considera fondamentale all’interno del gruppo, pur sottolineando che quando bisogna essere seri lui è il primo a esserlo – Jamie Vardy si traveste da Spiderman e attende dietro un cespuglio l’arrivo dell’allenatore, il francese Claude Puel, con l’intenzione di spaventarlo sbucando fuori dal nulla.

Lo scherzo fallisce miseramente, con il tecnico che non fa una piega e lo invita ad allenarsi con i compagni, cosa che in effetti Vardy farà con impegno ma senza più rinunciare, almeno per quel giorno, alla sua tuta da supereroe.

La vita privata di Jamie Vardy

Nel 2007, quando da poco è entrato nello Stockbridge Park Steels con il sogno – poi realizzato – di prendersi quel sogno interrotto 8 mesi prima allo Sheffield Wednesday, Vardy è protagonista di una rissa in un pub che gli vale l’arresto e la condanna a portare per 6 mesi una cavigliera elettronica che ne monitora gli spostamenti. Un inizio decisamente in salita per il giovane calciatore, a cui 8 anni dopo lo stesso club, per festeggiare il suo arrivo in Premier League, dedicherà la tribuna principale del Look Local Stadium, l’impianto dove gioca le proprie gare e che può contenere fino a 3500 spettatori.

Il matrimonio con Rebekah

Il 25 maggio del 2016, dopo aver vinto la Premier League con il Leicester City e in attesa di partire per l’avventura di EURO 2016, Jamie Vardy sposa la fidanzata Rebekah nella splendida cornice del castello di Peckforton davanti a una serie di invitati tra cui spiccano i compagni di squadra, il membro italo-inglese dei Kasabian Sergio “Serge” Pizzorno, il rapper e produttore discografico Tinchy Stryder e Louis Tomlinson degli One Direction. La coppia ha due figli: Sofia, nata nel 2014, e Jaiden Finley, venuto al mondo nel gennaio del 2017.

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Vardy ha avuto anche una figlia, Ella, frutto del precedente matrimonio e assente nel giorno delle nozze con Rebekah insieme alla stessa famiglia del calciatore. Mamma Lisa e il patrigno Phil sono infatti estremamente contrari al legame con la nuova compagna, protagonista di un passato amoroso piuttosto movimentato e già madre di due figli prima di legarsi alla stella del Leicester e dell’Inghilterra.

L’addio di Ranieri e le minacce alla figlia di Jamie

In seguito al licenziamento di Claudio Ranieri nella stagione che segue la conquista del titolo si sparge la voce che questo sia avvenuto per colpa di Vardy, che sarebbe finito ai ferri corti con l’allenatore e ne avrebbe prima chiesto il licenziamento e poi convinto i compagni a giocare contro il tecnico per causarne l’esonero. La storia viene presto smentita, cosa che però non basta per evitare che qualche esaltato prenda di mira il giocatore.

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Prima arrivano le minacce via social, dove Vardy viene invitato a prendersi particolarmente cura della figlia a cui “potrebbe capitare qualcosa di brutto”, quindi è lo stesso calciatore a raccontare di come la compagna sia stata speronata mentre si trovava alla guida dell’auto con i figli a bordo. A questi si aggiungono le minacce di morte ricevute, a volte persino urlate per strada dai passanti, che portano il club a offrire protezione extra al suo centravanti.

Le 10 frasi più famose di Jamie Vardy

  • Non era bello dover lavorare a tempo pieno. La mia è stata un’ascesa che non mi sarei mai aspettato, penso sia un buon esempio per i calciatori più giovani su cosa sia possibile raggiungere lavorando duramente.
  • Ci sono stati calciatori in passato che hanno detto che questo per loro era soltanto un lavoro. Per me non è affatto così, io vorrei letteralmente giocare a calcio ogni singolo giorno.
  • Sono davvero orgoglioso di quello che ho saputo realizzare personalmente, ma senza i miei compagni niente di tutto questo sarebbe stato possibile.
  • Non esco mai di casa. Letteralmente: mi alleno, torno, guardo i bambini, il cane, sto con mia moglie…e poi è il momento di andare a letto.
  • La mia vita è cambiata, ma non sono i soldi a darmi motivazione, quelli sono l’ultima cosa a cui penso. Sono sempre stato così, ho sempre voluto soltanto giocare a calcio.
  • La competizione non può che giovarti. Se sai di avere molta concorrenza, dovrai lavorare un po’ più a fondo per poter catturare l’attenzione del tuo allenatore.
  • Se non giochi credendo in te stesso allora non giocherai mai bene. Devi sempre avere confidenza nelle tue capacità, e quella arriva con i gol.
  • Se prendi parte a una competizione pensando che non andrai a fare niente potresti benissimo fare a meno di partecipare, perché non otterrai niente.
  • C’è solo una cosa che voglio fare, ed è giocare a calcio al meglio delle mie capacità. Non posso farlo se lascio che le cose inizino a distrarmi, e la cosa finirebbe per danneggiare anche la squadra.
  • Il miglior regalo che ho mai fatto è me stesso. E l’ho dato a tutti.
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