Juve, Pirlo diploma con 107 per il suo calcio “totale e liquido”

Gioco d’attacco, “propositivo e di qualità”, tanto possesso palla e “riaggressione” appena lo si perde. E’ “Il calcio che vorrei” nella tesi che Andrea Pirlo ha discusso per ottenere, con la votazione di 107, il patentino di allenatore professionista di categoria Uefa Pro. Dal bel gioco, che i tifosi della Juventus chiedono quasi quanto le vittorie, si deve passare perché “nel medio-lungo termine le prestazioni tendono ad allinearsi ai risultati”, scrive nelle conclusioni il ‘Maestro’.

Per lui, è l’anno dell’esordio in panchina, con un doppio salto mortale, visto che ha l’incarico di portare la Juventus al decimo scudetto consecutivo e alla gloria piena in Champions League. E allora Pirlo e il suo staff si attrezzano consci dei profondi cambiamenti: i giocatori – scrive nella tesi – devono adattarsi “al contesto sempre più liquido delle partite”.

Un concetto mutuato, pur senza citarlo, dal pensiero sulla società postmoderna, “liquida” appunta, del filosofo e sociologo polacco Zygmunt Baumann. Pirlo cita invece le squadre che sono per lui punti di riferimento, il Barcellona di Cruijff e poi di Guardiola, l’Ajax di Van Gaal, il Milan di Ancelotti, fino alla Juventus di Conte.

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Juve, Pirlo prende il diploma con 107

“L’idea fondante” del progetto tecnico-tattico di Pirlo è dunque “un calcio totale e collettivo, con 11 giocatori in fase offensiva e difensiva. Manipolando spazi e tempi – spiega – abbiamo l’ambizione di comandare il gioco in entrambe le fasi”.

Un “gioco basato sul collettivo ma che sia in grado di esaltare le individualità più forti”, che in fondo è quello che chiede lo stesso Cristiano Ronaldo, la prima stella della Juventus. I “principi cardine” sono legati al possesso del pallone: “tenerlo il più possibile finché attacchiamo” e la “ferocia agonistica forte per andarlo a recuperare una volta persa”.

Una pietra miliare nel credo del Pirlo allenatore, la prima regola dettata ai giocatori nel primo allenamento sul campo della Continassa. Il principio della “riaggressione” torna più volte nel lavoro presentato da Pirlo, che manca invece di tutte quelle immagini con schemi e diagrammi di cui è ricca la tesi discussa nello stesso giorno da un altro allenatore neodiplomato, Vincenzo Italiano, forte delle esperienze sulle panchine di Trapani e La Spezia oltre che di due squadre di serie D.

La tesi del nuovo allenatore della Juve

La tesi di Pirlo si sviluppa in tre parti, la fase offensiva, la fase difensiva e le transizioni. Partendo dal portiere, “che non può non avere qualità nella difesa dello spazio in avanti e nel gioco in possesso palla”, passando ai difensori, “i primi registi della squadra”, e poi ai centrocampisti centrali, paragrafo nel quale l’allenatore della Juventus rimarca l’importanza della “predisposizione soprattutto mentale alla fase difensiva in caso di perdita del pallone”.

Un principio che vale anche per i centrocampisti esterni. “anche qui – scrive Pirlo – la riaggressione a palla persa rappresenta una caratteristica fondamentale”. E, infine, gli attaccanti “necessario che siano capaci di dialogare con tecnica e intelligenza con i propri compagni di gioco per favorire gli inserimenti degli stessi”. Nelle 30 pagine della sua tesi, Pirlo cita anche, al capitolo sulla fase offensiva, l’ex ‘furia rossa’ Xavi (“Il terzo uomo è impossibile da difendere” e l’analista tattico del ct Mancini, Antonio Gagliardi, “Il ruolo del moderno non è più una posizione, ma una funzione”.

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