Dall’oro olimpico alla WWE, la storia di Kurt Angle

Il lato sportivo nel wrestling viene spesso sottovalutato vista la sua peculiare natura che lo intreccia con l’intrattenimento. Eppure lottatori e lottatrici sono atleti a tutti gli effetti e non è raro vedere nomi che abbandonano la carriera in un’altra disciplina per entrare in un ring. E fra questi, il profilo più famoso in WWE è certamente quello di Kurt Angle.

Limitando l’attenzione alla sola federazione di Stamford, sono molti gli esempi che spaziano dai giocatori di football (Roman Reigns), pesisti (Mark Henry) e lottatori di Arti Marziali Miste (Ken Shamrock e più recentemente Ronda Rousey e Matt Riddle) che hanno compiuto con successo la transizione dal loro sport al wrestling, ma nessuno di loro ha raggiunto il successo conquistato dal nativo di Pittsburgh.

Angle è approdato in WWE dopo aver praticato per anni la lotta libera con risultati eccezionali diventando campione del mondo e vincendo poi la medaglia d’oro ai giochi olimpici di Atlanta 1996. Nonostante un pedigree del genere però, il campione olimpico si calò subito nel nuovo ruolo fra le corde del ring diventando sicuramente uno dei più grandi wrestler del nuovo millennio.

Dalle Olimpiadi alla WWE, la storia di Kurt Angle

La prova che Kurt Angle fosse un profilo destinato a passare alla storia arriva già durante la sua carriera nella lotta libera: dopo innumerevoli traguardi a livello collegiale la scelta obbligata è quella di competere alle Olimpiadi di Atlanta ma durante i trials Angle subisce un grave infortunio al collo che ne mette a rischio la partecipazione. Nei successivi 5 mesi il nativo di Pittsburgh riuscì a completare una riabilitazione che gli permise di lottare e vincere incredibilmente la medaglia d’oro. Subito dopo il trionfo fu contattato direttamente dal patron della WWE, Vince McMahon.

Il contratto proposto a Angle dalla federazione era estremamente conveniente dal punto di vista economico, specialmente per un nome che non aveva mai messo piede in un ring di wrestling. Per ammissione dello stesso lottatore, il primo incontro con il boss della compagnia però non andò bene.

Non sapevo nulla di wrestling, così quando lo incontrai gli dissi “Grazie dell’offerta Mr.McMahon, ma se firmo non voglio mai perdere un match in vita mia”. Inutile dire che mi mandò via.

Dopo 2 anni però Angle tornò a informarsi sulla WWE chiedendo di poter fare un tryout per capire se fosse possibile rimediare a quell’errore e da lì in poi la sua crescita non si fermerà mai. L’eroe olimpico si dimostrerà probabilmente il miglior atleta a cimentarsi nel wrestling partendo da un’altra disciplina, calandosi subito nel nuovo ruolo e diventando immediatamente uno degli uomini di punta della federazione: dopo soli 3 mesi arriveranno i primi titoli, mentre la vittoria della cintura mondiale arrivò nell’ottobre 2000, a neanche un anno dal suo esordio.

Nei 6 anni passati in WWE, Angle vincerà ogni titolo possibile e lotterà in un main event di Wrestlemania (la 19esima edizione contro Brock Lesnar) costruendo una breve ma fantastica carriera a Stamford che gli permetterà nel 2017 di essere indotto nella Hall Of Fame. Nello stesso anno è tornato anche a lottare nella federazione fino a Wrestlemania 35, evento del suo ultimo match in WWE e su un ring di wrestling.

The wrestling machine

Uno degli ostacoli più grandi per uno sportivo che decide di darsi al wrestling è quello di abituarsi a cosa voglia dire davvero stare su un ring. Gli allenamenti, l’intesa con i colleghi e il trovare il ritmo giusto negli show che la WWE mette in piedi sono tutti passi molto difficili da fare per raggiungere un livello alto di performance e nessuno è mai riuscito a farlo tanto velocemente quanto Angle.

L’oro olimpico è arrivato nella federazione quando il livello di star power era forse al massimo della storia: quelli di The Rock, Stone Cold Steve Austin, Triple H, The Undertaker, Mick Foley, Christ Jericho sono soltanto alcuni dei nomi di primo piano che lottavano a Stamford a cavallo fra i due millenni, eppure in poco tempo Angle riuscì a salire in cima alla federazione grazie al suo incredibile talento.

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I fondamenti appresi quando praticava lotta libera, uniti alle sue strepitose doti atletiche hanno regalato ai fan un wrestler unico nel suo genere. Tecnico, agile, intenso, con grandi capacità di storytelling e di trasmettere emozioni al pubblico: negli anni passati in WWE, Angle è stato protagonista di alcuni degli incontri più belli mai prodotti dalla compagnia.

Capolavori a Wrestlemania contro Brock Lesnar, Eddie Guerrero e Shawn Michaels o le guerre contro Shane McMahon, a cui si aggiungono i match contro tutti i main eventer citati in precedenza. Fra le corde di un ring Angle era una garanzia e ha continuato a esserlo anche dopo aver lasciato la WWE. Dal 2006 al 2016 militerà nella Total Nonstop Action (in seguito conosciuta col nome Impact Wrestling) e anche nella compagnia con sede a Orlando sfornerà classici su classici con avversari del calibro di Samoa Joe, AJ Styles, Nigel McGuinnes e Abyss (tutti attualmente sotto contratto con la WWE in diversi ruoli). Un ruolino di marcia che gli permetterà di fregiarsi del soprannome “Wrestling Machine”.

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“Yippee ki-yay”

Nonostante si parli probabilmente di uno dei migliori performer in ring mai visti, a Kurt Angle come molti altri non sarebbe bastata l’abilità nel lottare per diventare la stella che è. Nella sua storia la WWE è ricchissima di nomi con grandi capacità sul quadrato che però non hanno mai raggiunto lo status di main eventer fissi per vari motivi, primo fra tutti quello della mancanza di carisma o capacità di connettersi con gli spettatori.

È forse questa la caratteristica più incredibile di Angle che, oltre a essere un atleta superbo, dimostrò un’attitudine superiore nei confronti del lato legato all’intrattenimento del wrestling. Che il suo personaggio fosse un disilluso e giovane lottatore che crede di essere amato dalla folla, l’intenso eroe olimpico deciso a primeggiare anche in WWE o la rabbiosa “Wrestling Machine” che ha come obiettivo quello di dimostrare di essere semplicemente più bravo degli altri, il nativo di Pittsburgh non ha mai perso il contatto con gli appassionati grazie al suo innato carisma e alla sua sorprendente capacità di rapire gli spettatori e persino farli ridere.

Durante il discorso tenuto alla cerimonia di introduzione nella Hall of Fame, Kurt Angle si concentrò proprio su questo lato della sua carriera ripercorrendo molti dei momenti più divertenti che lo hanno visto protagonista negli show della compagnia di Stamford dando un consiglio a tutte le giovani superstar che si affacciano ora nel business del wrestling.

Seguite le regole, non fatevi ricordare come qualcuno che sarebbe potuto diventare grande se solo fosse stato lontano dai guai. E rischiate: non nel ring ma con la vostra personalità, coi vostri personaggi. Io l’ho fatto e a volte non prendersi sul serio può aiutare la tua carriera. I fan ricordano i tuoi grandi match a lungo ma i grandi personaggi restano per sempre.

Negli anni Angle è passato dall’indossare buffi cappelli da cowboy a vincere titoli, dall’inzuppare i suoi rivali con del latte al main event di Wrestlemania, dall’affrontare John Cena in battaglie rap fino a combattere match dell’anno: un pedigree sfaccettato di un talento unico e irripetibile, probabilmente il miglior “Total package” della storia della WWE.

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